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Cesare addestra le gravis armaturae per opporsi a 'leggeri' di Scipione
Caesar trains the gravis armaturae to oppose it to the 'light' of Scipio
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71.(1) Caesar contra eiusmodi hostium genera copias suas non ut imperator exercitum veteranum victoremque maximis rebus gestis, sed ut lanista tirones gladiatores condocefacere: quot pedes se reciperent ab hoste et quemadmodum observi adversariis et in quantulo spatio resisterent, modo procurrerent modo recederent comminarenturque impetum, ac propre quo loco et quemadmodum tela mitterent praecipere. (2) mirifice enim hostium levis armatura anxium exercitum nostrum atque sollicitum habebat, quia et equites deterrebat proelium inire propter equorum interitum, quod eos iaculis interficiebat, et legionarium militem defatigabat propter velocitatem: gravis enim armaturae miles simulaque ab iis insectatus consisterat in eosque impetum facerat, illi veloci cursu periculum facile vitabant.
(Pseudo Caesare, Bello Africano 71.1-2)
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Traduzione
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71.(1) Contro questo genere di nemici Cesare addestrava le sue truppe non come un condottiero di un esercito di veterani e un trionfatore in grandissime battaglie, ma come il lanista faceva con le reclute dei gladiatori: insegnava di quanti piedi ritirarsi dal nemico e in che modo ruotare contro gli avversari e in quanto piccolo spazio fare resistenza, ora avanzando, ora ritirandosi, e simulando attacchi, e perfino da quale posizione e in che modo lanciare i proiettili. (2) In modo strabiliante, infatti, le truppe leggere tenevano sotto continua tensione il nostro esercito, sia perchè impedivano alla cavalleria di impegnare battaglia per le perdite dei cavalli che uccidevano coi giavellotti, sia perchè logoravano i legionari con la velocità: non appena infatti un soldato di grave armatura da loro inseguito si fosse fermato e li avesse attaccati, essi esludevano senza difficoltà il pericolo con una veloce corsa.
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Translation
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Non yet
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Romani contro romani. Giulio Cesare contro Cecilio Metello Scipione (suocero di Pompeo Magno). Fanteria pesante contro fanteria e cavalleria leggera.
L'autore descrive come una volta al sicuro nel campo, Cesare, preocupato dalle precedenti veloci incursioni del Levis avversari, organizzi una simulazione bellica tra diversi reparti del suo stesso esercito: da un lato la fanteria pesante (gravis) e dall'altra (levis armaturae). Questa exercitatio serviva a correggere l'approccio tattico dei legionari ai combattimento contro leggeri. QUesti ultimi infatti, evitavano facilmente l'urto dei 'pesanti di Cesare', facevano cadere nel vuoto il loro attacco e li attaccavanoi a loro volta nel momento in cui essi procedevano a singhiozzo.
Il passo si rivela di eccezionale interesse non solo per i suoi contenuti tattici, ma soprattutto perchè dimostra l'eccezionale importanza di una "sperimentazione" sul campo, la necessità di riorganizzare le proprie risorse militari in base alla situazione contingente. Un immagine della guerra anticha, assai diversa da quella pensata da molti moderni, banalizzata ad un semplice avanzamento di fanti che lanciano i pila.
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