Yann LeBoec: incomprensibili i Romani senza comprendere l'exercitatio 
Yann LeBoec: incomprehensible the Romans without understanding the exercitatio 
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Che cosa si chiede a un soldato? Prima di tutto che obbedisca ai suoi capi; poi che sia disposto se necessario, a morire in combattimento. Questo perlomeno è quello che pensano molti dei nostri contemporanei e la maggior parte degli storici; ai loro occhi, l'esercitazione non serve ad altro che a riempire una rubrica della vita quotidiana del militare, da includere in un unica (breve, ndS) lista con il lupanare e le terme (...) 
 
Ma è questo un atteggiamento che va corretto. Ai nostri giorni alcuni studiosi specialisti di esercito si sono resi conto di come la pratica dell'exercitatio avesse un'importanza ben più grande di quanto non si sia fin qui creduto, e ci sono anche ricercatori che hanno percepito abbastanza chiaramente quale parte eccezionale l'addestramento abbia avuto nell'efficacia delle truppe di Roma. Nessuno, però, ha affrontato il problema direttamente (...). Abbiamo dunque a questo riguardo un'importante lacuna da colmare. 
 
L'esercizio, in realtà, non può essere trascurato: esso spiega infatti in gran parte i successi dell'esercito romano. Agli occhi degli antichi, l'arte della guerra era una vera e propria scienza, una "disciplina" che si insegna e si apprende come la matematica o la letteratura. Per disegnare l'attività di apprendimento, la lingua latina dispone di due parole, exercitium ed exercitatio. Nel Thesaurus Linguae Latinae, il grande lessico in cui sono elencati tutti i riferimenti agli autori conosciuti, ognuno di questi due termini occupa quattro interminabili colonne: il che segnala l'importanza dell'argomento e rende tanto più sorprendente la mancanza di curiosità da parte dei moderni... 
 
Da "L'armée romaine sous le Haut-Empire - Paris 1989, Cap. IV" 
 
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