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Trigallia 2005 
La Coh.I.Vet. in inferiorità numerica e nuove tattiche tra i celti
 
Due battaglie, di cui la seconda più importante, hanno evidenziato un netto miglioramento delle compagini celtiche contro il nemico di sempre, la Cohors I Veterana! Immediata la reazione dello Stato Maggiore nell'individuazione sperimentale del nuovo assetto tattico. 
 
Il link
 
Il Videoclip della battaglia 
 
La colonna romana entra nel territorio dei galli Boi 
 
I Triari assaltano da dietro gli ex Ausiliari gallici 
 
I Sagittari coprono il fianco sinistro del fronte romano 
 
La Testudo degli Hastati contro i fanti leggeri celtici 
 
Il capo dei Boi organizza le linee d'assalto di fanteria 
 
Gli scuta degli Hastati deviano le lance galliche 
 
La colonna romana esce dal campo salutando i Celti 
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Argenta, 26 giugno 2005 
I galli Senoni premono verso settentrione, contro le aree di appartenenza dei galli Boi. Sono pressati dai Romani, che avanzano inesorabilmente verso la gallia italica, a nord. 
I Senoni fortificano alcuni villaggi proprio sui confini tra le due tribù, e i Boi non hanno alcuna intenzione di condividere i loro territori. 
Ne deriva un assedio che, nonostante i tentavivi di alleanza richiesti dai Senoni, giunge alla battaglia. 
Coi Senoni ci sono altre tribu avverse ai Boi e i Liguri (Cavalieri della Commenda). Ugualmente insieme ai Boi si schierano altri celti, votati alla conservazione assoluta di quei territori. 
Parte la rincorsa dei due fronti ma... pochi metri prima dell'impatto, si fermano. Un attimo di indecisione e poi un abbraccio comune. 
Più di ogni altra cosa è sentita la minaccia che sopraggiunge da meridione. E così è! 
Arrivano i Romani, perfettamente incolonnati, in direzione nord. Fra loro vi sono anche degli ausiliari gallici e liguri. Il tribuno si rende conto di essere entrato nel territorio dei galli boi per il boato emesso dagli stessi celti, tutti schierati assieme davanti a loro. 
Nessuna esitazione: l'ufficiale romano distende il fronte, schierando ai lati degli Hastati, i Triari sull'ala sinistra, e gli ausiliari gallici sulla destra. 
Si avanza, ma inaspettatamente i gallo-liguri esitano, rallentano. Ne deriva una discussione accesa nella quale il Tribuno intima agli ausiliari di avanzare e non dimenticare il giuramento, e i vantaggi per i loro figli che potrebbero diventare cittadini romani. 
Ma gli ausiliari non vogliono alzare le spade contro il loro stesso popolo, e abbandonano la formazione. 
Il Tribuno perde un ala e la possibilità di affrontare una battaglia, ma non fa' in tempo a disporre un ripiego tattico, che gli stessi ex ausiliari attaccano il medesimo lato destro che avrebbero un tempo dovuto difendere. 
La situazione precipita e l'ufficiale è costretto a muovere repentinamente i Triari contro gli ex alleati. Vengono respinti prima che l'intero fronte dei galli Boi e Senoni possa giungere efficacemente sul fronte. 
La perdita dell'ala sinistra per lo spostamento dei Triari a destra, è prontamente sfruttata da alcuni contingenti celti che cercano di accerchiarla, ma vengono loro opposti i reparti sagitarii, che riescono a impedire il loro avvicinamento. 
Tamponata la situazione, il ritiro strategico dei romani è nuovamente impedito per un attacco repentino di artiglieria leggera: i celti fanno avanzare fanti leggeri con giavellotti, costringendo i romani alla Testudo. 
Nel frattempo la fanteria pesante gallica si sposta alla destra del fronte romano, chiudendo la strada ad una uscita indenne della Cohorte. 
Il fronte ruota di quasi 90°. Non c'è più nulla da fare! Il Tribuno è costretto ad affrontare la battaglia campale, nonostante uno squilibrio tattico ed una netta inferiorità numerica derivata dall'alleanza imprevista tra Boi e Senoni: il rapporto è almeno di 3 a 1! 
Sette le ondate che i galli oppongono ai romani. Tre i barriti dei quiriti, che anche sfiniti hanno continuato ad opporre resistenza, riuscendo ad avanzare per metà dell'intera pugna, sotto lo squillo imperterrito d'attacco della tuba del tribuno. 
Ancora un tentativo di accerchiamento sulla destra dei romani, altri assalti con due e più celti su ogni legionario, costretto a difendersi contemporaneamente da una spada e dalla lancia di quello dietro. 
Il tribuno squilla l'arretramento, i Centurioni obbligano i militari a non perdere la linea. Fuggire sarebbe una disfatta e i celti sanno che l'integrità psichica e la disciplina dei legionari, non cederà. 
Il capo tribù dei Boi intuisce la situazione e ferma la battaglia. Immediatamente il Tribuno romano ferma i suoi, facendoli arretrare ulteriormente. 
La battaglia termina con il ritiro dei romani, salutati con onore dai guerrieri celtici e viceversa. L'appuntamento è solo rimandato, lo sanno tutti. 
Ma tutti sanno di essere più forti ora... 
 
Considerazioni sperimentali 
 
Il Trigallia 2005 organizzato dall'ottimo Stefano Trentini, è stato perfetto. Il caldo insopportabile non ha impedito una grande interazione tra i gruppi, coordinati dall'esperto Andrea Moretti (regia), che ha prodotto uno spettacolo grandioso e al contempo altamente didattico. 
Quando ti trovi di fronte gruppi come quello dei Cavalieri della Commenda e dei Galli Boi (Fiore d'Argento) con così tanti anni di esperienza, ed altri gruppi ancora che hanno combattuto più volte contro la Cohors Veterana, puoi solo aspettarti nuove e convincenti soluzioni militari il cui esito è un aumento della qualità della ricerca sperimentale. 
Da parte romana, la battaglia è stata sostenuta da circa 40 legionari: venti Hastati, dieci Triari, cinque Sagittari e altrettanti graduati. Una formazione che avrebbe permesso di utilizzare i nuovi assetti tattici lungamente addestrati dalla Veterana nelle afose mattine del Trigallia: la disposizione del fronte in Antesignani e Postsignani, estremamente efficace grazie allo sdoppiamento del fronte in due linee, diversemente e contemporaneamente impiegate in battaglia. 
Ma i celti erano molti, molti di più, e come accadde a Crasso o allo stesso Cesare, si è stati costretti ad allungare il fronte, col risultato di un numero minore di ordini in profondità, e dunque una minore possibilità di cambio tra i legionari, nonchè una diminuita possibilità di impiegare tutte le armi a nostra disposizione. 
Risultato: i celti hanno attaccato più compatti, facendo roteare meno le spade e lavorando più di punta e con fendenti verticali. Questi, quelli in prima linea. Quelli immediatamente dietro, lavoravano sul medesimo avversario romano con lance e picche. 
Il tutto con tre grandi assalti, ogniuno dei quali contemplava almeno tre linee di galli pronte a cambiarsi e a interagire insieme contro il fronte romano. 
Il risultato è stato quello di una iper attività dei legionari, costretti a difendersi e ad attaccare con più enfasi di quella necessaria, e dunque ad un dispendio energetico che solo la mutazione degli ordini ha permesso di tamponare. 
Determinante è stata la mancanza di pila o lance tra i romani, le quali (come racconta Arriano) supportano l'ordine avanzato in battaglia, e scompaginano le fila arretrate degli avversari. Quelle stesse fila che, non disturbate da alcuno, utilizzavano le lance da dietro i loro compagni. 
L'esperienza della seconda battaglia di Trigallia ha evidenziato in maniera definitiva l'importanza di una sostituzione ciclica degli uomini in prima linea, e l'esigenza di una azione di disturbo continuativa sulle linee posteriori dell'avversario. 
In altre parole, un esperienza impagabile ed estremamente fruttuosa, che meriterebbe di essere ripetuta ciclicamente da tutti quei gruppi veramente interessati a crescere nell'archeologia sperimentale. 
Ed è questo uno degli obiettivi che stanno più a cuore ad ArsDimicandi: riuscire a creare una serie di sessioni di addestramento tra romani e galli,  nelle quali esasperare questa ricerca preziosa. 
Il tutto ricordando che, nonostante l'armamento della Veterana sia del II secolo d.C. e quello dei galli del III-II secolo a.C., gli avversari dei romani di epoca imperiale come Quadi o Marcomanni, avevano armamento praticamente identico a quello celtico di questo antico periodo. 
Il che significa che nonostante l'anacronismo, l'esperienza del Trigallia non ha minimamente snaturato il valore sperimentale e scientifico dell'evento.