Analisi delle Fonti 
aprile 2005 
 
 
 
Hastati, Principes e Triari: dalla Repubblica all'impero  
Con la riforma di Caio Mario avvenuta alla fine del II secolo a.C., l'esercito romano aprì l'arruolamento ai Capite Censi, ossia a coloro che sino ad allora, in quanto 'non contribuenti' dello Stato Romano poichè privi di reddito, erano stati esclusi dalla carriera militare. 
Parecchi secoli prima infatti, nel VI secolo, le riforme del Re Servio Tullio avevano stabilito che l'arruolamento dei romani, e la relativa assegnazione ai reparti militari, dipendesse dal Censo: chi era più ricco e poteva permettersi gli equipaggiamenti più costosi, veniva collocato in prima linea con la funzione di Fanteria Pesante (oplitica). Via via che il Censo scendeva, anche i militari arruolati dovevano equipaggiarsi con armamenti sempre più semplici, fino alle ultime classi, dotate solo di una lancia. 
Tuttavia questo principio durò pochissimo, poichè già nel V secolo a.C., in occasione dell'assedio della città di Veio, gli autori classici ci informano che i soldati ricevessero regolarmente lo stipendio, annullando così il principio dell'auto-rifornimento degli armamenti, che invece venivano consegnati dallo Stato e progressivamente scalati dallo stipendio dei militari. 
Infatti a questo periodo risale l'ordinamento definitivo dell'esercito Repubblicano, con gli Hastati posti in prima linea sul fronte, seguiti dai Principi e infine i Triari. 
La presenza dello stipendio tra i soldati romani perdura per tutte le guerre intraprese, sino a quando, nel II secolo a.C., l'autore greco Polibio conferma che Hastati, Principi, Triari e i recenti Veliti, nella Legione, ricevevano lo stipendio e un armamento statale che in seguito veniva gradualmente scalato dai salari, e che la suddivisione di queste categorie militari (che abbreviamo con H, P e T), dipendeva esclusivamente dall'età degli arruolati: più giovani i Veliti, quindi gli Hastati, poi i maturi Principes e infine i Veterani (over 45), chiamati Triari. 
Questa breve introduzione risulta necessaria poichè di norma, gli storici attuali vogliono far coincidere la 'presunta' scomparsa delle categorie H, P e T con la riforma di Mario, poichè essa abolirebbe le differenze di Censo e dunque la necessità di una diversa qualifica dei fanti. 
Ma come abbiamo visto queste differenze di Censo non esistevano più da molti secoli e di conseguenza le qualifiche di H, P e T non potevano avere nulla a che vedere con le riforme di Mario. Infatti le fonti ci informano che queste categorie perdureranno tanto durante il periodo immediatamente successivo a Mario (Cesare), quanto per tutto il I, il II e il III secolo d.C., fino all'impero di Settimio Severo. 
Uno dei motivi principali per cui gli storici contemporanei - pur senza prove scientifiche - affermano che H, P e T scomparvero dopo Caio Mario, è l'assenza nella letteratura storica di citazioni 'operative' di queste categorie. Mentre Livio e Polibio (tra i principali) descrivono le azioni militari utilizzando questi nomi, la letteratura successiva non li menziona. 
Riteniamo che la spiegazione di questo 'caso letterario' sia da imputare a quella che fu davvero l’unica vera innovazione di Caio Mario: con l'introduzione dei Capite Censi venne meno il principio della carriera fondata sull'età: con l’arruolamento accedevano alla carriera militare cittadini di qualunque età. Al contrario in precedenza, ogni nuova leva intesa come immissione di nuovi legionari che rimpiazzassero i veterani che ogni anno si congedavano, doveva partire prevalentemente dai giovani. Mano a mano che i giovani Hastati crescevano e maturavano, essi venivano spostati passando per i Principi ed infine nei Veterani. 
Ma con le riforme Mariane tale Modus Operandi scomparve, e l’introduzione nel 105 a.C. della Lex Rutilia Rufa con la quale si introduceva il metodo gladiatorio nell’esercitazione militare romana, sembra convalidare l’ipotesi. La scuola gladiatoria permetteva in modi rapidi ed efficaci, di equiparare in poco tempo i nuovi arruolati alle tradizionali caratteristiche tattiche e tecniche degli Hastati e dei Principi. 
In un certo senso, dopo Mario, ogni legionario poteva essere impiegato come Hastato o Principe indifferentemente, pur rimanendo immatricolato in centurie di Hastati o Principi. Una alternanza di ruoli che depauperò il termine Hastato o Principe come posizione tattica peculiare, tale da costituire un sostantivo utilizzabile in letteratura per esplicare le dinamiche delle battaglie. 
Ulteriore conferma di questa ipotesi è la presenza nelle fonti di una Lex Sacrata assai precedente alle riforme di Mario, nella quale si evince come il titolo di Hastato o Principe poteva rimanere come titolo definitivo di ogni miles, se questo ne avesse fatto esplicita richiesta al momento del passaggio di categoria. Non sembra un caso dunque che gli stessi autori di epoca repubblicana che utilizzano i termini H e P, non li usino sistematicamente per esplicare le scene belliche, ma sovente adottino termini più tecnici come Gravis aut Levis Armaturae, Expeditii, eccetera. 
Con l’equiparazione di Augusto di Legionari e Ausiliari (almeno nella fanteria di linea), ci troveremo infine con i corpi Ausiliari armati e organizzati alla maniera Legionaria. Ma poiché i termini H e P riguardavano esclusivamente le Legioni, e oramai la letteratura delle battaglie non faceva più distinzione tecnica tra Ausiliari e Legionari, prediligendo termini tecnici, l’uso dei vocaboli Hastatus, Princeps e Triarius non ebbe più senso esplicativo, pur rimanendo esistenti nei reparti legionari. 
 
 
Alcuni tra i principali documenti che attestano la continuità
 
 
 
La stele funeraria di Eptecentus, col grado di VIIII Princeps Posterior della Legio II Partica. La stele fu fatta da suo fratello Bitus, a suo volta I Astato Prior della stessa legione (III secolo d.C) 
Musei Civici di Albano Laziale © 
 
 
Moneta coniata da Valerio Flacco nell'82 a.C, dunque successivamente alle riforme di Caio Mario: al centro l'Aquila della Legione; ai lati i vexilla dei Principi e degli Hastati, contrassegnati dalle lettere maiuscole P e H. 
 
 
Hastati, Principi e Triari nell'Impero: 
erano solo i titoli dei Centurioni? 
Il disperato tentativo di dare una speigazione alla sopravvivenza dei termini H, P e T in epoca imperiale ha dato vita ad innumerevoli teorie, spesso strampalate. 
Tra le più diffuse vi è quella che sostiene che in virtù di un'atteggiamento 'conservatore e tradizionalista' romano, i titoli in questione fossero rimasti esclusivamente come titolo onorifico dei Centurioni.  
Ma i preziosi documenti a noi giunti sconfessano questa ipotesi: per esempio una lista di legionari della Legio II Traiana, evidenzia come all'interno delle medesime centurie, vi siano nomi diversi di soldati. 
Nella centuria III priore di Principi, vi sono tanto i milites Aurelio Caeciliano quanto Ulpio Quirino. Nella centuria V posteriore di Principi, abbiamo Elvio Pertinace e Measio Firmino.  
Ne deriva che questi titoli non potessero rappresentare i soli Centurioni, bensì i militari direttamente.
 
I secolo a.C. dopo le riforme mariane 
Bellum Africum, Le lunghe guerre civili - Psudo Cesare, 83 
“Quod postquam Caesar intellexit incitatis militum animus resisti nullo modo posse, signo Felicitas dato equo admisso in hostem inter principes ire contendit." 
“Dopo che Cesare capì di non potersi opporre in alcun modo all’entusiasmo dei soldati, data la parola d’ordine Felicitas, a briglia sciolta tra i Principes, iniziò a marciare contro il nemico" 
 
I secolo a.C. dopo le riforme mariane 
De Bello Civile, G. Giulio Cesare - Lib.I, XLIVI 
“Nostri in primo congressu circiter LXX ceciderunt, in his Q. Fulginius ex primo hastato legionis XIIII, qui propter eximiam virtutem ex inferiuribus ordinibus in eum locum pervenerat" 
“Dei nostri caddero circa settanta al primo scontro, e fra questi Quinto Fulginio, centurione del I manipolo degli hastati della XIIII legione, che era arrivato dai gradi inferiori a quella carica per il suo straordinario valore" 
 
I secolo a.C. dopo le riforme mariane 
De Bello Civile, G. Giulio Cesare - Lib.III, LXIV 
“Hoc casu aquila conservatur, omnibus primae cohortis centurionibus interfectis praeter principem priorem" 
“Così l'aquila fu salvata nonostante fossero stati uccisi tutti i centurioni della I coorte, tranne il princeps prior" 
 
I secolo d.C. 
papiro da una legione di stanza in Alessandria     
PSI XIII 1307 = CPL 108 - col ii, 5 
“B[ae]bius Tu[sc]us has[t]atu[s p]rimus int[" 
 
I secolo d.C. (90-96 d.C) 
papiro della Legio III Cyrenaica:  
elenco mansioni dei legionari; assegnazione del lavoro di un leg. abbinato a un' triario' 
P Gen Lat. 1 verso, part V - 20b 
“VALER[I]VS ... SVS cum pilo" 
 
II secolo d.C. (150-170 d.C) 
papiro in Egitto: registrazione della paga 
P Ryl. II, no. 273 a, p.399, lines 5 and 7 only 
“A[c]ep (it) stip(endia) kal(endis) Ianuari[s  ].a. tr(iarii) [." 
 
III sec, prima metà 
stele Apamea, Siria           
“Princeps Centuria X posterior. X cohors” 
 
III sec (216-219 d.C) 
Frammento di papiro militare romano a Princeton 
in TAPA 76 (1945) pp. 271-278 = CPL 138 
Contiene lista legionari con l'indicazione della centuria, del numero della coorte.  
Probabilmente appartenente alla Legio II Traiana Fortis 
“(Centuria)  s(upra) s(cript.) Valerius Is.s.ianu[s" 
“(Centuria)  II pil(.) pos(terior) Iunius Martial[" 
“(Centuria)  III pr(incip.) pr(ior) Aurelius Caecilia[nus" 
“(Centuria)  VI pr(incip.) pos(terior) Iunius Mallioll[" 
“(Centuria)  V pr(incip.) pos(terior) Helvius P[ertin]ax]]" 
“(Centuria)  VIIII pil(.) pos(terior) Flavius Ulpia[nus" 
“(Centuria)  II pr(incip.) pr(ior) Vibius Presen[s" 
“(Centuria)  II pr(incip.) pos(terior) Fuscianus Demo[" 
“(Centuria)  VI pr(incip.) pos(terior) Iulius Alexander. [" 
“(Centuria)  V pr(incip.) pos(terior) Me.asius Firminus [" 
“(Centuria)  VIIII h(astat.) pos(terior) Aurelius Maximus[" 
“(Centuria)  X pr(incip.) pos(terior) Assorius Maximus, Sacer[dote cos." 
“(Centuria)  II pr(incip.) pr(ior) Aurelius Demostenes, Grato cos" 
“(Centuria)  s(upra) s(cript.) Aurerius Theocles, G[r]ato cos." 
“(Centuria)  I pr(incip.) pr(ior) Aurelius Titus, cos s(upra) s(cripto) CORNICULARIORUM" 
“(Centuria)  X h(astat.) pr(ior) Vibius Faustinus , Presente co[s" 
“(Centuria)  I h(astat.) pr(ior) Flavius Severianus, Sabino cos.[" 
“(Centuria)  II h(astat.) pr(ior) Aurelius Apollinaris, Sabino cos." 
“(Centuria)  III pr(incip.) pr(ior) Ulpius Quirinus, Sabino cos." 
 
III sec (I metà) 
Iscrizione, CIL m6592 =Dessau 2345 
“Aurel Alexandrus quandam (sic) signifer leg. II Traianae for. Ger. cohor. II hastati pr." 
 
III sec (27-28 maggio, 239 d.C.) 
Papiro da Dura Europos, 89 (inv. D:P:9 recto) 
Rapporto giornaliero della Cohors XX Palmyrenorum 
1 - [aurel g]ermanus ord principis admissa pron[un]tia[v]it [e]t quod imp fuerit facemus et ad ominam tessera[m] parati eremus excubant ad [sig]na d n i[mp 
3 - marci antoni gordiani pii felicis a[u]g[u]s[ti o]rd prin(ce)ps singnif 
ulpius maria[n]us buc aurel priscus [sacer]dos themes mocimi .[ 
(...) 
8 - a[urel german[us ord princeps [ad]mis[s]a pr[onun]tiav[it] e[t qu]od imp fu[e]rit facemus et ad om[n]em tes[se]ra[m] p[arati eri]mus excubant [ad sig]na d n imp m antoni gordi[ani] pi[i] f[e]l invict[i] aug 
(...) 
 
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Nota:  
la sigla Pil(.) indica i termini 'pilus, pilii' o 'pilanus' con cui comunemente si intendono i Triari 
 
Dario Battaglia, Luca Ventura 
 
 
 
Bibliografia 
Daris Sergio, Documenti per la storia dell'esercito romano in Egitto, Pubbl.Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano 1964 
Robert O. Fink, Roman Military records on Papyru, 1971