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Albano, 29 gennaio 2005
Anfiteatro severiano, ore 11.00 AM circa.
Alberto non conosce nessuno di quella folla di legionari che, incuranti del freddo e della neve, ridono tra loro ironici sulla lotta fratricida che divide ArsDimicandi tra i simpatizzanti per i Secutores e quelli per i Reziarii (affari di vera gladiatura).
Un momento di fisiologico imbarazzo nelle presentazioni, poi... inizia lo scambio.
Regia, sceneggiatura e produzione da una parte, e attori dall'altra?
Alberto riconosce immediatamente gli elmi Magonza, gli Italici D e i Coolus Firenze della Veterana, individuandone rapidamente la collocazione cronologica. Estremamente competente e soprattutto, appassionato, cerca di immaginarsi la legione del II-III secolo in azione.
"Traiano, Marco Aurelio, Settimio Severo..." aggiungono Dario Battaglia e Giuseppe Chiarucci. "Ecco i signori della guerra che muovevano con legioni mobili, quando oramai quasi tutte le forze dell'armata romana erano presidi fissi molto distanti dalla mitica legione repubblicano-augustea che ogni giorno costruiva un nuovo campo fortificato, i cui legionari, oltre a combattere, edificavano, assediavano, facevano insomma di tutto..."
"Ma davvero dormite qui stanotte?" insiste Alberto guardando il campo, con le tende, la cucina e le casse degli armamenti sparse per la vestizione dei legionari e cosparse di neve.
"Noi abbiamo gią dormito qui, dalla scorsa notte..." aggiungono i legionari sorridenti. Qualcosa si scioglie, clima a parte, e da quel momento inizia qualcosa di nuovo. Di veramente nuovo!
La competenza nell'ambiente del cinema americano, le coreografie di Cinecittą, legionari pronti a correre in qualsiasi situazione nonostante soli trenta minuti di pausa pranzo (alle 15.00 circa senza aver fatto colazione), il tutto sotto la neve, il freddo e il vento, senza la minima piega. Poi il regista chiede "sarebbe possibile vedere delle frecce conficcarsi nei vostri scudi?"
"Immediatamente!" dice il tribuno!
Organizzata la coreografia, parte la prima appuntita freccia a distanza di tre metri dagli scudi, ma... la freccia rimbalza indietro.
"Ma come!??" dice entusiasta Alberto
"Sono in triplo strato incrociato, come quelli originali..."
Si riprende a piena potenza con un siriano da 40 libbre e finalmente due frecce riescono a rimanere appena impiantate, giusto perchč la telecamera abbia l'effetto desiderato.
"Ho sempre lavorato con gruppi che evitavano in tutti i modi che le riprese rovinassero il loro equipaggiamento..." dice sbalordito ma assai lungimirante Alberto Angela.
"Se non saranno queste riprese, ci penseremo noi a distruggere il nostro equipaggiamento! Questo č l'obiettivo dell'archeologia sperimentale: testare fino al limite uomini e strumenti. Il resto non ci interessa."
"Non ho mai pensato a un programma sull'esercito romano in questi termini... ma ora, inizia un nuovo ciclo!" dice il celebre conduttore.
E nel frattempo, la Cohors Veterana, la II Partica e la II Adiutrix, calata la notte e un freddo pungente, pensano gią alle 6.00 del mattino, orario della sveglia per la partenza per oltre 12 chilometri di marcia. Obiettivo, il Monte Cavo e tutta la sua neve, in pieno assetto di battaglia.
Arrivederci Alberto, e grazie per la competenza e la passione che, grazie alla TV, anima tanti nuovi veri legionari.
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Alberto e Dario al termine delle entusiastiche riprese
foto: Rita Lotti
Paulus, Centurio e Furius, Vexillifer concentrati sulla camera
foto: Rita Lotti
La tribł dei Galli Boi pronta all'imboscata nel canalone
foto: Rita Lotti
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