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DIES NATALIS VRBIS 2761
Exercitatio campester
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La prima coorte italica di ArsDimicandi partecipa al Dies Natalis Urbis con lo stesso principio con cui qualunque esercito dell'antichità Romana, svolgeva il trionfo.
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Non una vetrina, non un occasione di incontro - cose peraltro buone e giuste - bensì il più semplice e immediato bisogno di legtittimare una autenticità che lega ArsDimicandi al vero Esercito Romano: l'exercitatio.
Combattere così come i militari romani facevano quaotidianamente nei Campi adiacenti ai Castra, con armi da prolusione incruente ma non per questo inviolente, sancisce un legame diretto con l'Urbe, col suo dismesso Circo Massimo e il suo estinto Campo Martio. Ma non è estinto lo spirito del soldato, recuperabile così come ArsDimicandi insegna da 14 anni a tutto il mondo, al pari della gladiaturia prolusia e l'atletica pesante.
Un legame diretto, che l'antica Urbe riconosce dopo millenni di silenzio, e che i milites Italici riconoscono a loro volta, al punto da legittimare l'innalzamento del vexillum candidus, il vessillo bianco che porta il colore dei fulmini di Giove, IVS PATER, IVSTVS, a sancire una coerenza sin troppo ovvia per chi la intende.
Al termine del corteo, i soldati della Veterana Italica hanno desiderato combattere al Circo Massimo: in primis duelli singoli che hanno ripercorso la mutuazione della scuola gladiatoria nell'esercito Romano, poi uno scontro catervario tra gruppi di soldati, restituendo a Roma la norma per cui divenne tale.
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