Scientia Dimicandi 
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Approccio alle fonti e metodi della sperimentazione
Murus contra Cuneus 
Treviri 2005 
Il Video dello scontro 
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La Legio I Minerva Pia Fidelis con base a Bergheim in Germania, capitanata dagli ottimi Mark e Stephan, è una parente stretta della Cohors I Italica Veterana (ArsDimicandi). Sin dall'anno scorso la Minerva ha accettato di buon grado di scontrarsi coi legionari della Veterana senza risparmiarsi ferite e colpi duri. Quest'anno attendeva impaziente l'arrivo dei fratelli italiani. Ma non per fare i romani... 
Gli stati maggiori delle due legioni hanno deciso di svolgere una sperimentazione di tutto rispetto: la Minerva nei panni dei germani Batavi (famosa la ribellione ai romani nel 69 d.C. con Giulio Civile), mentre la Veterana (ovviamente) come romani. Un un totale di circa 25 contro 25. Cuneus batavo contro murus romano! 
Per l'occasione il terreno delle Kaiser Termen di Trier era stato ampiamente bagnato da due giorni consecutivi di pioggia. Un prato che, sin dal primo cozzo e spinta di complessivi 100 piedi chiodati, è diventato un pantano di tutto rispetto. 
Schierati i due contingenti a circa dieci metri, un semplice cenno dei due comandanti ha dato via al primo dei tre test. I Romani aspettavano fermi, mentre i Batavi hanno preso il passo, dapprima lentamente, poi, a pochi metri, aumentando di velocità e inerzia.
 
La Legio I Minervia è uno tra i gruppi più qualificati in Europa per testare tecniche e tattiche militari.  
Nella foto le congratulazioni di Mark con uno dei milites della Cohors I Italica Veterana di AD. 
 
Il triangolo batavo ha colliso violentemente sul fronte romano, e il disgregamento è stato piuttosto rapido. Oltre all'insufficienza di chiodi troppo bassi che facevano poca presa nel fango (ma identico problema lo avevano i tedeschi), i legionari hanno dovuto fare i conti con i difetti di un assetto a scacchiera (murus), che veniva collaudato seriamente solo per la prima volta. Dopo qualche decina di secondi hanno ceduto le ali romane e di conseguenza, perdendo peso l'intero muro, i Batavi anno sfondato. 
Il secondo scontro è stato più equilibrato, permettendo solo a qualche barbaro e a qualche romano di passare al di là della formazione avversaria. Ma in una battaglia campale i pochi avanzati si sarebbero trovati soli tra gli avversari. Se ne è dedotto che tali manovre in pressione non dovessero permettere in alcun modo di sganciarsi dal reparto, anche laddove il fronte avversario si sgretolava. Tuttavia rimanere vincolati al proprio contingente ha prodotto un altro effetto controproducente: laddove un fianco nemico si indeboliva, quel lato della formazione romana iniziava a spingere di più, provocando la rotazione sul posto del murus. In tal modo, pur continuando a spingere sull'avversario, il fianco del reparto romano si esponeva alle linee posteriori del nemico, risultando così facilmente bersagliabile. 
Assimilate d'urgenza le esigenza di compattezza e di immutabilità della direzione, si è tenuto nelle linee posteriori militari soprannumerari, destinati a spostarsi a destra, al centro o a sinistra al fine di compensare le eventuali rotazioni del murus
Col terzo scontro la dinamica (si fa per dire, data l'assoluta immobilità dei due schieramenti) è stata perfezionata, consentendo al fronte romano di respingere il cuneo batavo. Ma ciò è avvenuto dopo interminabili decine di secondi, nei quali la prima fila di entrambi gli schieramenti si sollevava letteralmente dal suolo, per effetto della pressione di quelli dietro, e dell'unico sfogo verso l'alto. Il test è risultato fondamentale per capire anche, dunque, la corretta posizione tra i soldati e con lo scudo: contrariamente a quel che si pensa, infatti, la pressione non deve essere esercitata esclusivamente in direzione dell'avversario, e non tutte le file del muro devono premere allo stesso modo. 
Altre importanti considerazioni riguardano l'armamento. Nella pressione estrema sullo scudo, i legionari non hanno avuto  la minima possibilità di utilizzare il gladio, pilum o lancia. Addirittura tenerli impugnati era impossibile, rischiando peraltro di far finire le lame all'interno di quel contorcimento indistricabile di braccia, gambe, corpi e scudi.  
Si è calcolato che ogni mq contenesse almeno 5 unità di media grandezza, e 3-4 di grande stazza (tra i tedeschi naturalmente). La compressione esasperata ha persino incrinato molti scudi, ma fortunatamente non ha prodotto lesioni da attrito tra i militari poichè dotati di corazze ad anelli o in cuoio. 
 
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