Scientia Dimicandi 
Ricerca & sperimentazione
ATLETICA
 
Nel 1994 abbiamo cominciato (per primi al mondo) un entusiasmante e innavativo lavoro di ricostruzione dell’antica atletica pesante: pugilato, lotta e pancrazio. Le difficoltà inziali furono grandi; da un lato il panorama dei moderni sport da combattimento era già ricco di discipline ad alto livello, collaudate da decenni di attività agonistica. Un confronto diretto tra i soggetti antichi e questi moderni sarebbe stato possibile solo impiegando agonisti moderni. Ma tra gli atleti, l’abitudine alle attuali discipline, il più rapido vantaggio a cercare il risultato impiegando il bagaglio d’esperienza già accumulato nella lotta libera piuttosto che nel judo, nella boxe piuttosto che nella kickboxing, faceva perdere con troppa facilità la volontà di sperimentare tecniche antiche, ancora troppo incomplete, o poco collaudate. Dall’altro lato il ricco panorama iconografico, costituito da vasi, affreschi, bronzetti, rilievi e mosaici che spaziano in 10 secoli di agonismo antico e tre grandi civiltà (greca, etrusca e romana), ci ha presentato con sorprendente persuasione un filo conduttore costante; le tre discipline si caratterizzavano sempre per una circoscritta serie di tecniche e impostazioni, che nulla hanno a che vedere con le discipline moderne. Nulla! 
Scartata - dopo una lunga analisi - la teoria che le centinaia di reperti greci, etruschi e romani potessero essere contaminati da un’influenza artistica, uno stile grafico non aderente al vero gesto atletico, siamo giunti alla ineluttabile conclusione che l’atletica pesante antica dovesse essere realmente diversa da quella moderna.  
Ma al contempo ci siamo chiesti come fosse possibile che pygmachia, orthopale e pankration potessero essere così differenti dalle attuali discipline; discipline che oggi potremmo a ragione definire “scienze esatte”. E’ noto infatti che gli sport da combattimento, in quanto finalizzati alla vittoria agonistica, rappresentano la migliore sintesi di tecniche efficaci. Non v’è nulla in queste discipline che non possa essere concretamente e utilmente utilizzato sul ring o sul tappeto, che non sia semplice ed immediato.  
Ma anni di lavoro sull’atletica antica, centinaia di ore di allenamento e competizione mirate a tentare di dare un senso al circoscritto insieme di tecniche antiche, non ha rivelato niente di semplice ed immediato; per giungere ai parametri di efficacia si doveva ripiegare necessariamente sul moderno.  
E questo è il cardine della questione: è altrettanto chiaro che se le tecniche antiche erano così diffuse e circoscritte nella loro espressione pratica, per greci, etruschi e romani dovevano essere altrettanto semplici ed immediate. Si è cominciato così a lavorare sui regolamenti, più che sulle tecniche. Anziché cercare qualche “arma segreta”, qualche mossa, qualche tipo di colpo attualmente in disuso o vietato, abbiamo cominciato a pensare che certe tecniche venissero a crearsi spontaneamente grazie alla convenienza; e la convenienza doveva scaturire da norme, regole sportive che, rispettate per poter vincere, concorrevano a creare una particolarità stilistica. 
In senso sperimentale questa rivoluzione, questa variazione dell’incognita dell’equazione, iniziò dal 2002 e prosegue tuttora a distanza di 16 anni dall’inizio del progetto. Grazie allo studio filologico delle norme di ogni singola disciplina, si è riusciti finalmente a trovare una serie di ipotesi funzionanti inerenti al “bandolo della matassa”, al nodo regolamentare che costringe gli atleti - a dispetto degli sport moderni - a cambiare mentalità per cercare naturalmente e spontaneamente nuove soluzioni che… paradossalmente, vanno nella direzione dell’iconografia antica. 
Ci troviamo insomma dinnanzi a un fenomeno di pura relazione di causa-effetto, ben delineata nella comparazione tra le fonti storiche e i risultati sperimentali. Non si tratta più di “imitare” il gesto di qualche reperto per osservare cosa accade, ma di combattere per vincere “secondo regolamento”; e il regolamento produce un’abitudine, ossia il più rapido vantaggio a cercare il risultato, impiegando il bagaglio d’esperienza accumulato; esperienza che in questo caso non è più estrazione della lotta greco-romana, del jujitsu brasiliano, del vale tudo o della thai boxing, bensì farina diretta del sacco della pygmachia, dell’orthopale e del pankration.  
Certo ci vuole ancora molto tempo affinchè il fenomeno tecnico e agonistico raggiunga minimi tali da poter essere messo efficaciemente in confronto con le moderne discipline. Ma il percorso è ormai individuato, il futuro finalmente immaginabile. Un maggior numero di atleti, di tecnici, di appassionati di antichità potrebbe imprimere una accelerazione sorprendente al progetto, restituendo finalmente al mondo occidentale (quello basato su dimostrazioni concrete e scientificità di procedure) alcune delle perle sportive e culturali più esaltanti della nostra storia.