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Cohors I Italica Veterana
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Insubria Celtic Festival 2006
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Marcallo con Casone (MI), 22-23 aprile 2006
Quale modo migliore per la Cohors I Italica di ArsDimicandi più nota come la 'Veterana', di festeggiare il compleanno di Roma se non onorando la sua memoria con una battaglia campale? E così è stato.
L’occasione è stata propiziata dall’Insubria Celtic Festival, presso Marcallo con Casone (Milano), organizzato dall’amico Ducarios. Diversi i gruppi celtici partecipanti, tra i quali alcuni rappresentanti della Repubblica Ceca e i francesi de ‘Les enfantes de Finn’, che hanno allestito nel boschetto del parco Ghiotti di Marcallo, accampamenti ed esposizioni d’ambito civile e militare.
Più distaccati, verso l’area aperta del parco, il Campo romano. Circa una trentina i milites della Cohors I Italica, associati per l’occasione a una dozzina di legionari della Legio XII Fulminata. Quale singolare coincidenza: la Cohors I Italica e la XII Fulminata stazionarono entrambe nel II secolo d.C. in Cappadocia (odierna Turchia), e parteciparono assieme con successo alla famosa battaglia di Arriano contro gli Alani. Dopo 19 secoli i prosecutori delle loro gesta si sono trovati così nuovamente assieme, ma non contro la cavalleria pesante Alana, bensì per rappresentare una battaglia molto più antica avvenuta tra i romani e i celti in Italia.
La Storia della Rievocazione
E’ l’epoca della Seconda Guerra Punica. Publio Scipione ha risalito l’Etruria e attraversa parte della Transpadana, superando il fiume Ticino. Ad attenderlo il punico Annibale.
La battaglia fu cruenta e nonostante i milites romani inflissero perdite gravissime al fronte cartaginese, furono costretti al ritiro repentino a causa dell’accerchiamento compiuto alle loro spalle dai Numidi.
Ed è qui che inizia l’evento raccontato nel Festival di Marcallo: un piccolo contingente di romani e di loro alleati Cenomani, ripiega a meridione nella speranza di riattraversare il Po’ e ricongiungersi al resto delle forze armate. Ma a sbarrare loro la strada incontrano una moltitudine di galli, alleati di Annibale, quasi completamente formati da Insubres. Spinti da profondo rancore contro l’avanzata romana verso nord e dalla antica avversione per i Cenomani, alleati da sempre dei romani, desiderano annientare quel contingente e completare l’opera poc’anzi iniziata presso il Ticino. Dopo un’aspra battaglia la superiorità numerica riuscirà ad avere ragione dei romani e a batterli accerchiandoli.
La battaglia reale a Marcallo
Nonostante il finale prestabilito, i gruppi romani e gallici hanno dato vita a una battaglia dai reali contenuti tattici e da uno scontro davvero realistico.
La colonna romana è arrivata da lontano: in testa il capo Tribù dei Cenomani assieme al Tribuno coortale, Flaminio (Darius).
Immediatamente dietro una decina di Galli ausiliari, quindi, incolonnati per tre, otto ordini di milites della Cohors Italica equipaggiati tutti con lorica hamata, casside, gladius, pilum e la loro caratteristica tunica fusca, o meglio... il color terra del 'biondo Tevere'.
Seguivano altri due ordini di Velites della Italica e chiudevano la colonna quattro ordini della XII Fulminata, arricchita da una piccola parte di Insubres alleati ai romani: totale, una quarantina di militari che, a passo lento e recando seco alcuni feriti, guadagnavano la strada verso il fiume Padus.
Appena svoltato il bosco alla loro sinistra e intravisto il ponte sul fiume, la colonna si è arrestata repentinamente; un boato di urla e di spade battute sugli umboni presentava una larga multicolore schiera di galli parata a battaglia davanti al passaggio romano. Circa sessanta, più un cavaliere e gli arcieri.
Immediata la reazione dei Cenomani alleati dei romani, che tentano di scagliarsi contro gli Insubri per l’antico odio esistente tra di loro.
Ma il Tribuno Flaminio riesce a trattenerli. Se i Cenomani avessero attaccato da soli sarebbero stati facilmente annientati; se fossero rimasti coi romani, l’inferiorità numerica complessiva sarebbe stata quantomeno limitata.
Ma il capo degli Insubres, Iunthanaka urla in tono di sfida ai suoi:” Fratelli miei, oggi saremo pastori che radunano gli armenti per macellarli…”
Il capo degli auxilia Cenomani reagisce: “Con l’inganno i nemici ci hanno sconfitti, prendendoci alle spalle, tendendoci un imboscata!”
La discussione continua provocando il Cenomane Curmisagios alla sfida d’onore dei campioni, e così avviene. In seguito alla sconfitta del Cenomane e alla sua decapitazione, il resto degli auxilia gallici che stavano coi romani si precipita d’impulso verso la grande schiera celtica.
A nulla servono le intimazioni del Tribuno Flaminio, e così si compie un immediato accerchiamento e distruzione dell’esiguo numero di Cenomani sopravvissuti.
Non c’è più niente da fare e il Tribuno romano sa che tutte le loro speranze sono riposte nel valore dei milites, e nella possibilità di una azione repentina atta a rompere in due la formazione celtica, e isolarne una parte per annientarla. Unico modo questo, per riequilibrare la quantità di combattenti..
Con la rapidità che caratterizza i reparti militari lungamente addestrati e formati da veterani, Flaminio ordina con sintetico pragmatismo le manovre che desidera siano fatte, e passa il comando del fronte al Centurione veterano Rufus, per poi spostarsi nelle retrovie a impartire ordini ai reparti arretrati. La colonna raddoppia la sua larghezza, formando all’istante 7 ordini da 6 milites cadauno.
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Il tribuno Darius (Flaminius), guida la formazione romana verso la battaglia indossando una semplice armatura da soldato
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Il gruppo dei galli Insubri para la strada alla colonna romana
La fase del violento attacco romano, con un Ordo del fronte grave che affonda in Cuneus; passeranno il fronte avversario....
La 'murata' del fronte grave (ItalicaVeterana) e delle ali (ItalicaVeterana e XII Fulminata), che sigilla il fronte avversario.
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Rufus ordina immediatamente di avanzare a tutta la colonna, che come un'unica trave di un ariete viene indirizzata in corsa contro il centro del profondo fronte gallico.
Pochissi attimi … poi, a pochissimi metri dai celti, il primo ordine di veterani muta improvvisamente formazione, diventando un cuneo. Rufus stesso lo dirige negli ultimi istanti, deviandolo sulla parte del fronte gallico che ritiene meno forte.
L’impatto e il cozzo degli scudi è impressionante. Il fronte gallico non tiene e il cuneo sprofonda in pochi secondi nella schiera nemica, mentre la seconda linea romana si schianta sulla stessa come un Muro, comprimendola, sigillandola in quella posizione, annullando lo spazio necessario ai celti per l’uso delle loro spade, e lanciando su di essi a ripetizione i pila, continuamente riforniti da dietro, dalle ultime fila della formazione.
Contemporaneamente il Tribuno ordina a una decina di milites dell’ItalicaVeterana di traslare sul fianco sinistro, e ai legionari della XII di fare altrettanto sul destro, dispiegando le ali che impediranno al largo fronte degli Insubri di accerchiare i romani. L’operazione avviene in pochissimi secondi, allargando il fronte romano a circa 20 soldati, e relative file posteriori.
I celti sulla loro sinistra, immobilizzati dal muro di contenimento svolto dalla XII Fulminata, non si sono accorti che un intero ordine di Veterani dell’Italica ha sfondato, e con una rapida conversione alle spalle degli Insubri, si sta dirigendo proprio verso di loro.
Tutto il lato sinistro del fronte celtico è ora attaccato su due fronti. Alcuni celti dell’ala destra si staccano dalla loro posizione per soccorrere i compagni, ma così facendo indeboliscono quella loro parte del fronte.
Gli alari dell’Italica aumentano così la pressione, e cominciano ad avvolgere in uno stretto morso il fianco Insubre, mentre l’altro fianco è interamente circondato da romani.
Ma il copione ha le sue regole… e la libertà tattica deve essere richiamata.
La comparsa della cavalleria celtica dietro il fronte dei guerrieri celtici è il segnale di un possibile contro-accerchiamento. Il tribuno ordina ai romani di ricompattarsi, e i veterani alle spalle degli Insubres ritornano tra i loro ranghi iniziali con una rapida conversione sui fianchi gallici. L’ala Italica sinistra smette di mordere l’estremità opposta dei celti e si riallinea. L’intero fronte romano arretra di circa 10 metri, e ugualmente fanno gli Insubres.
Ma non sarà la cavalleria celtica ad attaccare, ma i loro arcieri. Immediato l’ordine del tribuno di eseguire la testuto, mentre le ali della XII e della Coh. Italica chiudono inginocchiandosi “ad Vallum”dietro lo scudo. Pioggia di frecce degli ottimi Sagitta Barbarica, ma senza alcun esito.
I romani alzano e abbassano la Testuggine per tre volte, continuando l’avanzata. Giunti vicini al fronte Insubre ripartono in carica, per una nuova possente murata che i soldati della Veterana potrebbero sostenere a lungo instancabilmente.
Ma questa volta la cavalleria celtica ha anticipato i tempi, e si è diretta contro l’Ala della XII Fulminata bloccandola.
Solo il fronte Grave dell’ItalicaVeterana e la sua ala di Levis Armaturae a sinistra, ha avanzato. Si è aperto così un varco enorme sull’ala destra romana, e subito i francesi e i cechi Insubri ne hanno approfittato per entrare, nel tentativo di prendere alle spalle i milites della Veterana.
Ma incontrano una sorpresa: la linea di velites dell’ItalicaVeterana, pronti ad intercettarli. Una pioggia di giavellotti si abbatte su di loro immobilizzandoli. Alcuni dei milites, disperati, si fondano su di loro cercando il corpo a corpo. Lo stesso tribuno abbatte due o tre di loro scaraventandoli con la potenza del suo scudo a metri di distanza, sino a quando la cavalleria celtica, aiutata da una parte di fanteria, riesce ad arrivare alle spalle dei veliti e metterli in scacco. Con questo escamotage tecnico, si è riuscito a dare credibilità all’accerchiamento finale degli Insubres, e al conseguente massacro scenico dei romani.
Un evento costruttivo, che ArsDimicandi ha voluto fortemente al di là dell’ovvietà Rievocativa, con il pieno appoggio di molti ottimi celti desiderosi di lavorare seriamente nell’archeologia sperimentale militare. Un’esperienza formidabile che innalza l’Insubria Festival e i gruppi celtici in esso partecipanti, ad uno dei pochissimi ‘laboratori di spettacolo-sperimentazione’ ad oggi esistenti in Italia, con la possibilità di uno sviluppo ben superiore negli anni a venire.
Un particolare ringraziamento ai commilitones della XII Fulminata, gruppo di reenactment giovane ma molto promettente, che si è trovato un po’ per fortuna e un po’ per volontà, a lavorare con i veterani dell’Italica di ArsDimicandi.
Ugualmente vogliamo ringraziare l’ottimo Ducarios, per l’organizzazione e per l’opportunità offertaci. E non certo ultimi i gruppi celtici, da Alessandro della Compagnia del Leone di Brescia, a Max e i Cani Sciolti, a Eric e agli amici francesi e cechi, all’ottimo e preparatissimo Giovanni Banfi degli Insubri, ai Sagitta Barbarica e a tutti gli altri gruppi locali.
Infine puro ‘onore al merito’ ai milites della Veterana che hanno confermato nei fatti quanto essi hanno nel cuore e nella testa, Viri romani.
Info >>>_____________________________________________________________________________________________________________________ Coh.I.Ita.Vet
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