Tarraco Viva 2006 - SPORTVLAE 
Sette contro sette. Non sono grandi numeri come quelli che si avranno prossimamente nell'arena di Albano Laziale, ma se il parallelo è consentito, quelle di Tarragona sono state battaglie assimilabili al Calcetto piuttosto che al Calcio. 
I numeri non hanno così consentito di dispiegare sul campo un fronte massiccio e le sue rispettive Ali , come si vorrebbe sempre. E' risultato piuttosto un maxi-gregato tra fanteria pesante, così come numericamente lo possiamo immaginare nel passato, in qualità di presidi attaccati alle porte di un Castra, soldati in guerriglia tra le strade di una città conquistata, o unità isolate e aggredite in una fase di foraggiamento. 
Obiettivo primario, non farsi prendere alle spalle! Il che, in assenza di specifiche Ali, ha costretto i due fronti ad una elasticità che ha portato quasi sistematicamente a dover combattere con più di un avversario contemporaneamente. 
In questi casi non è né l'armatura né l'armamento della fanteria pesante (scudo rettangolare e formazione compatta) ad avere il vantaggio. Preferibile una lancia velitaria e uno scudo ovoidale, che sebbene espongano maggiormente i Milites ai colpi al corpo, ne favoriscono la pericolosità incursiva ed un controllo più ampio dello spazio frontistante. 
Raramente infatti le tre Sportule hanno creato feriti mediante il duello diretto, quanto piuttosto per i colpi ricevuti dai lati o in diagonale da parte di soldati che sembravano apparentemente fuori portata. 
L'esperienza di Tarragona si è rivelata dunque preziosissima per approfondire le dinamiche di questo 'ingaggio' e le conseguenze immediate di questo sulla formazione tattica e sull'armamento. 
 
 
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foto Josep M. Rios 
 
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