Analisi delle Fonti 
settembre 2005 
 
Corsetto di Treviri 
 
Risalente al II secolo d.C. circa, il rilievo di Treviri (Germania) mostra alcuni militari al lavoro, nel sollevamento di grandi anfore rivestite di vimini. Non si tratta di un monumento commemorativo, né tantomeno di steli funerarie che prediligono costumi ed armamenti da parata,  bensì di vita da campo militare. 
I militari lavorano in tunica e caligae, e sopra la tunica indossano un corsetto aderente formato da tre fascioni che avvolgono aderentemente il tronco dai fianchi sino a sotto le ascelle. 
Il corsetto non presenta spallacci o bretelle di sostegno. Ciò suggerisce come questo dovesse aderente al tronco, autosostenendosi, dunque un materiale elastico e relativamente leggero. Inoltre il corsetto non presenta sistemi di allacciatura frontali o posteriori, ma solo una sovrapposizione dei fascioni sotto l'ascella (figura 3). Si tratta dunque di segmenti unici con una sola apertura laterale.  
Questo dettaglio risulta importante per la comprensione del materiale di cui il corsetto poteva essere costituito. Ipotizzando che le bande che cingono il tronco fossero state di metallo, la singola apertura laterale avrebbe impedito all'insieme dei segmenti telescopicamente sovrapposti tra loro, di poter essere aperti per poterlo indossare.  
Si tratta dunque di un corsetto in materiale semirigido, come il cuoio o strati di lino incollati. 
Alcuni storici contemporanei non sanno darsi spiegazione di questo soggetto, poichè in ambito archeologico sinora, non si è trovato parallelo alcuno. 
Tuttavia la letteratura antica evidenzia come i materiali organici fossero ampiamente utilizzati dai soldati, in ogni occasione in cui fosse necessario [cfr. corazze organiche]
Non vi sono infatti motivazioni valide per devalorizzare il reperto: anzitutto il contesto della rappresentazione che - come già detto - svincola il rilievo dall'ambito della parata o della commemorazione. Inoltre il soggetto è ricchissimo di particolari che difficilmente potrebbero far pensare a un opera della fantasia: l'orlo del collo della tunica è ispessito, dettaglio raramente raffigurato nell'arte romana ma che non poteva essere assente nelle tuniche militari, particolarmente soggette ad usura. 
Le caligae chiodate rispettano i canoni conosciuti e le maniche della tunica (la Caracalla a maniche lunghe) sono risvoltati sulle avambraccia donando un realismo straordinario al contesto lavorativo in essere. Completano l'autenticità della scena l'intreccio del vimini attorno alle anfore (evidenziando la delicatezza della terracotta) e un cavo sospeso tra un palo e un altro, probabilmente utilizzato per il trasporto delle stesse anfore. 
Inoltre il corsetto a tre fasce non rappresenta una rarità assoluta: in Romania il rilievo di Alba Iulia evidenzia un corsetto praticamente identico, sebbene indossato da un militare in assetto di combattimento [cfr. Alba Iulia]
Il rilievo di Treviri va indubbiamente considerato come una delle opere più realistiche ed attendibili dell'iconografia Romana. 
 
Corsetto contenitivo? 
Il corsetto di Treviri si colloca in un contesto ben definito: il trasporto di carichi pesanti. 
I soggetti raffigurati  non hanno a che fare col combattimento, e difatti evidenziano una assenza di protezioni sulle spalle e sulla sezione alta del petto e della schiena, nonché l'assenza dell'elmo sulla testa. 
La dotazione di questo accessorio non può essere in altro modo spiegata se non per l'esigenza di proteggere la schiena dal prolungato sforzo del lavoro di carico e scarico evidenziato nel rilievo. Il corsetto dunque, avrebbe lo scopo cingere i lombi e sostenere la colonna vertebrale, al pari di altre soluzioni in diversi ambiti sportivi moderni (pesistica, motociclismo, etc) e antichi (cavalieri circensi e aurighi) che sottopongono la schiena ad importanti sforzi o vibrazioni. 
La presenza di soluzioni simili al corsetto di Treviri, sono riscontrabili anche nell'ambito della cavalleria romana e tra soldati di fanteria impegnati in lavori di fortificazione.
 
 
fig. 1  
 
 
fig. 2 
 
 
fig. 3 
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