Negli ultimi anni ArsDimicandi ha avuto in più occasioni l'onore e il dovere di collaborare per la Sovrintendenza del Lazio e per il Ministero per i Beni e le Attività Culturali: a Palestrina, presso Villa Adriana (Tivoli) e ultimamente alla Villa dei Quintili a Roma [ I ].
Recentemente c'è stata questa importante scoperta archeologica, presso Fiano Romano (Roma), che ha scatenato l'entusiasmo di centinaia di appasionati in tutto il mondo, i quali si sono rivolti ad ArsDimicandi al fine di approfonire i contenuti della scoperta.
ArsDimicandi accetta con piacere di collaborare alla investigazione tecnica sull'argomento, purchè sia chiaro che tale onore è assunto esclusivamente a benenficio del Ministero stesso, quale contributo all'indagine scientifica.
Per qualunque ulteriore informazione, si pregano i numerosissimi lettori del Magazine di ArsDimicandi, di rivolgersi al Bolletino Informativo Ufficiale del Ministero, di cui forniamo il Link.
A questo proposito informiano che le immagini qui riportate sono impiegate esclusivamente al fine di corredare con le stesse, un servizio inerente l'iniziativa Ministeriale cui si riferiscono. Qualunque indebito utilizzo è perseguibile ai sensi di Legge ad iniziativa di ogni avente diritto.
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TAV I
Epilogo di duello tra Galli gladiatori
Museo Civico Archeologico di Bologna
TAV II
Sica supina del Thraex (mod. 1)
Reperto in legno (da addestramento) ritrovato in una caserma militare di epoca augustea, I d.C
Museo archeologico, Munster
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I rilievi di Fiano Romano, risalenti al I secolo a.C., evidenziano caratteristiche tecniche nelle Paria (abbinamenti) delle categorie gladiatorie (numeri) del tutto consolidate nel panorama dei cosiddetti 'morituri', ossia quel settore del combattimento tra uomini destinato in modo specifico al Munera di carattere religioso. Abbinamenti che in sostanza non evidenziano alcuna variazione di sorta dal I secolo a.C. al IV d.C., ad eccezione di alcuni dettagli dell'armamento e in particolar modo alle galeae (elmi), che in virtù delle Leges Augustae portarono alla sostituzione dei tipici paragnatidi militari (bucculae) con visiere integrali, finalizzate alla tutela dei gladiatori. Unica altra variazione osservabile tra il I secolo a.C. e il I d.C. è la progressiva sostituzione dei brachialia, protezioni dell'avambraccio armato dei gladiatori, con le manicae, che difenderanno l'arto sino alla spalla.
I rilievi di Fiano evidenziano tre tipologie fondamentali di Numerii: i Galli e quelli che saranno più conosciuti come le categorie dei Parmulati e degli Scutati, alias Thraeces e Myrmillones.
Nel dettaglio 1-2 del rilievo di Fiano Romano, il gladiatore inginocchiato (fig.2) è caratterizzato da un ocrea (parastinco) che sormonta il ginocchio. Caratteristica peculiare questa dei Traci.
Il braccio sinistro imbraccia una parmula (scudo leggero) tondo e convesso, che Plinio conferma essere una delle due tipologie di parmulae in dotazione ai Thraeces (pocula parmula, ossia scudo a forma di scodella).
E' questo il tipo di Trace definito dal 2001 da ArsDimicandi come Aequimanus (ambidestro) o anche Trace 'A', poichè dotato sistematicamente di due armi nelle mani: la sica (la daga dritta visibile nella mano destra del reperto di Fiano) e una corta lancia [ Aequimanus ].
L'avversario del Trace Aequimano è nella maggior parte dei casi un fante pesante (fig.1), altrimenti conosciuto come Myrmillo o (nella versione greca del termine) Hoplomachus.
Caratteristica saliente di questo Numerus è un grande scudo rettangolare e convesso, facilmente identificabile nel rilievo.
Il dettaglio 3-4 evidenzia invece l'epilogo di un duello tra due Galli, in epoca imperiale definiti probabilmente Essedari (combattenti su carri da combattimento), a ricordo forse dei Celti della Britannia. In epoca imperiale la lama lunga scompare da questa categoria, e l'equipaggiamento tende ad assimilarsi sempre di più a quello dei Provocatores.
Caratteristica sistematica di questa categoria è lo scudo ovoidale, che è visibile tanto nel gladiatore n.3 (ai suoi piedi), quanto in quello n.4 all'altezza del suo braccio sinistro. In epoca Repubblicana esso risulta spinato, come nel reperto Fiano ma come anche in quello di Bologna (vedi TAV I), mentre in epca imperiale esso assume la forma convessa che rende superflua l'esigenza della spinatura, pur conservando tutte le caratteristice 'leggere' dello scuo ovoidale [Galli gladiatori].
Questa paria duellava sistematicamente tra di sè, ed era caratterizzata altresì dalla dotazione di una spatha (unico esempio tra i gladiatori di lama piuttosto lunga) contrapponendosi alle corte sicae e pugi gladiatori di tutte le altre categorie. I Galli erano caratterizzati altresì dall'assenza di ocreas (parastinchi), talvolta sostituiti da semplici fascae tibales (fasce tibiali) e da un elmo privo di falde. Dettagli questi che evidenziano una sostanziale assenza di colpi di punta spioventi nel combattimento (caratteristica del corpo a corpo stretto), e al contrario da una preferenza 'attitudinale' ai fendenti e dunque alla distanza lunga ( esattamente alla maniera celtica).
Il dettaglio 3 del rilievo di Fiano mostra il Gallus vincitore con due lame: come è documentato per altri reperti dell'iconografia gladiatoria, il vincitore impugna sia la sua arma che quella dello sconfitto, il quale accompagna con la mano la medesima lama nel gesto finale della sua morte.
La seconda sezione del rilievo di Fiano Romano evidenzia due paria, di cui tuttavia solo quella di destra è analizzabile (5-6).
Si tratta dell'epilogo di un duello tra un Mirmillone (5) e un Thraex (6) [Thraex-Myrmillo], che tuttavia non prevede alcuno spargimento di sangue: si tratta infatti di un incontro 'ad digitum' che determina la sconfitta di uno dei contendenti senza il giudizio finale di Vita e Morte.
Questo dettaglio si evince charamente dal dito indice eretto, osservabile sulla mano sinistra del gladiatore al suolo. Si può notare chiaramente come tale mano sia priva di brachialis, la protezione al braccio armato che è il destro, che invece è schiacciato dal piede dell'avversario. Tale dettaglio giustifica il fatto che il parmula convesso, risulti in posizione aerea, come fosse stato abbandonato repentinamente dalla mano nuda sinistra, al fine di indicare la resa.
L'identificazione certa del Thraex giunge da due dettagli inconfondibili: il primo è rappresentato dalla presenza della sica supina (daga ricurva) visibile nella mano destra del gladiatore al suolo (TAV II); il secondo dai due ocreas (parastinchi) che sormontano ampiamente le ginocchia e coprono anche parte della coscia. I traci infatti, sono gli unici numeri gladiatori ad indossare due ocreas, e ad avere tale caratteristica di copertura alta.
Poichè i traci combattono quasi sistematicamente coi Mirmillones, e raramente contro altri traci (in genere Aequimani), e poichè tutti i traci sono caratterizzati dai due alti ocreas, si evince nel rilievo come l'avversario vincitore del duello non possa essere altro che un Myrmillone.
Caratterizzato infatti da un alto scudo rettangolare e convesso, il Myrmillone non necessita come il trace di alti parastinchi, ma di uno che copra la sezione inferiore della tibia avanzata, ossia la sinistra: esattamente come indicato nel dettaglio.
Nessuna protezione è prevista infatti sulla gamba destra, poichè arretrata nella guardia e fuori da ogni pericolo.
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