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Missioni militari (expeditiones)
La nuova frontiera della sperimentazione archeologica
Le Missioni militari (expeditiones) nascono nel 2005 grazie alla evoluzione di un progetto sperimentale militare iniziato nel 2002, tra l’Istituto ArsDimicandi e i Musei Civici di Albano Laziale.
Le cause di questa nuova frontiera della ricerca è nata dall’esigenza di creare un laboratorio sperimentale nel quale poter osservare una serie di fenomeni militari romani, non più basati sulla esclusiva verifica empirica degli oggetti (armi, armamenti e infrastrutture), bensì sul loro impiego nelle condizioni di 'pressione' psichica e fisica di coloro che li utilizzavano.
Questo livello ‘qualitativo’ della sperimentazione è stato ottenuto mediante una esasperazione dei test di verifica, attuata grazie alla messa in competizione tra squadre di militari.
A differenza della sperimentazione canonica, le Missioni sono caratterizzate dall'urgenza e dalla tensione delle operazioni militari, finalizzate ad eseguire gli ordini entro il tempo stabilito, ma anche e soprattutto dalla possibilità di conflitto tra le squadre, la possibilità di essere privati dei vettovagliamenti, dai sabotaggi, dalla presenza eventuale di 'talpe' all'interno del proprio gruppo o dai problemi di comunicazione e, non ultimo, la lunghezza del tempo della missione e le condizioni ambientali, volutamente invernali.
Grazie alle Missioni il soggetto prioritario della sperimentazione si sposta dagli ‘oggetti’ (armi e armamenti), alle persone, alla loro reale capacità di effettuare tutta una serie di mansioni urgenti. Mansioni a loro volta favorite o meno degli equipaggiamenti, che, di conseguenza, possono essere analizzati da un punto di vista utilitaristico diretto e soprattutto compromissorio, di altissimo valore scientifico.
Le missioni interpretano quel genere di azioni militari che gli autori antichi definivano 'expeditiones', qui applicate a piccoli contingenti in rapido spostamento e con obiettivi precisi e delimitati.
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