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ROMA Dies Natalis 2760
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Partenza attorno alle 10 del mattino dalla sede del Gruppo Storico Romano, sul tratto finale che introduce l'antica Via Appia nell'Urbe. Proprio laddove la storia ci racconta furono stati crocifissi i gladiatori di Spartacus, per ammonimento di Crasso.
Costeggiando le terme di Caracalla, la Cohors I Italica si avvicina al punto di ritrovo: il Circo Massimo.
Il sole è forte ma ben più forte è l'orgoglio e il senso di responsabilità che ogni miles porta nel cuore.
Alle 11 si riparte assieme a tutto il corteo: militari, musicanti, ballerini e persino civili romani, tra due ali di folla che mano a mano ci si avvicina all'anfiteatro Flavio, si fanno sempre più dense, curiose e interessate.
Si canta l'inno Italico, da non confondere con l'Inno Italiano. Scattano gli applausi.
Il passo è pieno e regolare. Ci si ferma ogni tanto perchè il corteo fa fatica a snodarsi tra le decine di migliaia di turisti tra il Colosseo o Via dei Fori Imperiali.
Ed è proprio al Colosseo che si comincia a rendere onore a Roma. Non urlando il nome della Cohorte, ma quello delle divinità Romane, Marte ed Ercole per primi. D'altronde è il compleanno dell'Urbe, non quello della Veterana.
Il passo diventa militare, cadenzato e forte, i chiodi rimbombano all'unisono sul selciato romano.
A metà strada di Via dei Fori Imperiali si svolge una breve dimostrazione: la fanteria pesante esegue il Murus, poi si apre e la seconda linea con la fanteria leggera esce, colpisce e poi rientra.
Numerosissimi gli applausi, anche in fondo alla Via, dove il pubblico pretende che l'Italica giunga fino in fondo, si prenda il bagno di folla.
Si torna, dopo circa tre ore di marcia sui sanpietrini, alla sede del GSR. E' la, nonostante i piedi indolenziti (la Cohorte era dotata di caligae chiodate), che il Tribuno Darius omaggia i fondatori di AD con l'anello d'argento.
Quale luogo migliore, se non Roma nel suo geneatliaco.
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GSR: complimenti e solidarietà
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Darius (al centro) con Petronio e Nerone del GSR
Sono venuti dalla Spagna, dalla Polonia, dalla Germania e da ogni dove. Erano tutti lì, sotto il Sol Leone dell'Urbe, in occasione del suo 2760° compleanno, a trbutare l'omaggio per quel simbolo che in tutta Europa, contrariamente all'Italia, è libero da strumentalizzazioni politiche e steteotipi che evidentemente vogliono essere mantenuti vivi per interessi di quartiere.
Dalla Gran Bretaglia alla Spagna, dalla Germania alla Croazia infatti, Roma è il simbolo di civiltà, tolleranza, multi-etnia e sano confronto. In questi paesi sfilano da anni gli eserciti romani, i civili, le danzatrici e i musicanti. In questi paesi si organizzano i Festival romani più importanti del mondo, sotto amministrazioni di un colore o dell'altro ugualmente, che nella valorizzazione del proprio Patrimonio e delle proprie origini storiche, rivitalizzano una cittadinanza onorata e desiderosa di conoscenza.
E' in questa ottica, tra mille difficoltà di finanziamento e di permessi - oltre all'immane fatica organizzativa - che il Gruppo Storico Romano merita un plauso tutto speciale. Se Roma-città fa' fatica a riappropriarsi del simbolo universale e culturale che tutta Europa le attribuisce, il GSR non si arrende, e anno dopo anno raggruppa migliaia di rievocatori, reenactors e appassionati, che rivelano un sintomo importante, un messaggio che solo chi non si stima può ignorare.
Grazie GSR; grazie al popolo romano nonchè alle migliaia di turisti che ci hanno accolto con entusiasmo e interesse; grazie a tutti i gruppi che hanno partecipato.
Tutti costoro hanno dimostrato che si può essere uniti e liberi sotto Roma, a dispetto di chi manovrando arbitrariamente la storia e i suoi simboli, divide e contrappone.
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