Celtic Days, Ome (BS) 
13-15 luglio 2007 
 
In realtà ArsDimicandi non avrebbe dovuto prendere parte alla battaglia. Mentre infatti dodici gladiatori erano impegnati ad Arezzo per un munera in Anfiteatro, ad Ome per i Celtic Days, i milites della Cohors I Italica avrebbero dovuto fare solo rappresentanza e sussidio alle attività della Coqvina Italica. 
D'altronde di militari Dimicandiani, ne erano previsti 4 o 5 al massimo. E invece... 
Di milites alla fine ve n'erano ben 12. Una cifra sufficientemente incisiva  per chi conosce AD. E la domenica 15 luglio ad Ome, di fresco ritorno da una Arezzo a 40°C e ben 800 km tra andata e ritorno in meno di 24 ore (combattimenti gladiatori inclusi), ci sarebbe stato anche il Tribuno dell'Italica Coorte: Darius. 
A decidere che il comando della Lega Gallo-Romana sarebbe stato dato proprio a lui, il Tribbù (come lo chiamano simpaticamente in AD) è stato anzitutto uno dei principali organizzatori del Festival, Alessandro Marelli, della Confraternita del Leone di Brescia. E poi naturalmente i vari comandanti di gruppo che avrebbero partecipato nello stesso pomeriggio alla battaglia. 
E allora... immediata convocazione dello Stato Maggiore "ad ambitu" della Lega Gallo-Romana. Naturalmente sotto l'ampio velario della Coqvina di DImicandiana proprietà. 
Cohors I Italica al centro in schieramento serrato pesante. All'ala destra la Legio XII Fulminata. Alla sinistra la falange dei galli, Fianna ApPalug e Nemeton Ruis. Contro un numero pari di Valligiani, (per un totale di circa 60 combattenti) capitanati dall'inossidabile Rob Roy. 
Deciso che vi saranno una serie di salve di frecce iniziale e tre cariche, di cui l'ultima prevede la sconfitta Gallo-ROmana (il Copione è copione), si torna tutti ai propri campi, prima di dar vita alla battaglia. 
E così sarà, ma a una condizione dice il Tribunus: "permettiamo a tutti i combattenti di sperimentare almeno 2 o 3 minuti di pressione continua e senza interruzioni, per ogni singolo scontro! Capirete poi il perchè...". 
Le frecce schiantano sugli scudi in testuggine, diverse volte, con preferenza di bersaglio sul Tribuno. Poi la prima, lunga carica. Un coagulo di Valligiani si addensa proprio davanti alla tripla linea compatta dell'Italica Corte. 
La seconda ondata ha ordini precisi: schiacciare! Il coagulo aumenta e le ali, i Fianna e la Fulminata, non trovano quasi avversari davanti. Dice sempre d'altronde il Tribbù:" la battaglia campale è come il gioco degli scacchi. Puoi prevedere a tavolino quasi tutto!
Poi il distacco e... un piccolo imprevisto: gli arcieri Valligiani ricominciano a tirar frecce. Milites e guerrieri della Lega Gallo-Romana si riparano in testudo. Il Tribuno no! D'altronde deve ripagare con un minimo d'eroismo la sua spontanea elezione a comandante. Lo colpiscono, ma solo sulla corazza. 
Terzo assalto: i Romani e gli Auxilia spingono ancor più tenacemente, fino all'arrivo della cavalleria Valligiana che prende alle spalle e pone fine alla battaglia. 
Grande soddisfazione di tutti, da una parte e dall'altra, per il buon spettacolo offerto al pubblico, e per quell'esperienza chesarebbe un sacrilegio non  cogliere quando si trovano così tanti gruppi assieme. 
Un ottimo lavoro e una nuova base di collaborazione tra gruppi che fino all'altro ieri, si consideravano davvero nemici (?).
 
Tribunus Darius P. Battualia avanza davanti alle sue forze Gallo-Romane: la Cohors I Italica al centro, gli Auxilia gallici Fianna ApPalug e Nemeton e la Legio XII Fulminata. 
Foto: Carantodeva 
 
Testudo alle salve di freccie lanciatate dai Valligiani celtici. Una freccia vola tesa proprio davanti al Tribuno, prima di schiantarsi sul suo Parma. 
Foto: Carantodeva 
 
Lo scontro, tre cariche di buona intensità e durata, hanno permesso una importante comprensione della tenuta tecnica di soldati e guerrieri in situazioni prolungate. 
Foto: Carantodeva 
-