I partecipanti di Vicenza 
Principales 
Anthrax (Mario Gregorio), Leo (Danilo Lazzarini), Rufus (Stefano Raspadori), Agricola (Edoardo Dalla Vedova). 
 
Decani (con esercitazione anche pro-Principales) 
Sekene (Guido Marchetti), Elephas (Giacomo Colombo), Alath (Lorenzo Bottacin), Andetius (Andrea Cervellin), Silla (Luca Ventura), Stilicho (Francesco Bindella). 
 
Milites & vicari Decani 
Spes (Giuseppe Calò), Nero (Filippo Zuin), Aper (Andrea Rossi), Tullia (Rita Lotti), Gladius (Simone Conti), Orobicus (Ilario Rota), Andronichus (Andrea Villa), Malleus (Elia Vignudelli), QUadratus (Michele Colpani), Pompeus (Enrico Simioni), Drusus (Silvio Recanati), Anja (Silvia Tirelli), Verk (Lora Massimo). 
 
Esito XIII torneo di Oplomachia 
Caterva in comando Cent. Rufus 
Rufus, Agricola, Spes, Sekene, Elephas, Alath, Nero, Aper, Tullia, Andetius, Leo 
Caterva in comando Cent. Anthrax 
Anthrax, Gladius, Orobicus, Andronichus, Malleus, Silla, Quadratus, Pompeus, Drusus, Anja 
 
Gli scontri sono terminati in sostanziale parità. I punti per la classifica generale del campionato 2013 saranno equamente distribuiti fra tutti i partecipanti. 
 
 
Prossimo appuntamento prima di St-Roman-en-Gal - dom 5 maggio 
Exoplisie pro Dies Campestris 
Monzambano (Mantova) 
Uscita A4 Peschiera del Garda o Desenzano 
Via Strada dei Colli, 102 (Villa privata) 
orari: 10.00-14.00, poi grigliata 
 
 
Esercito Romano 
APPROPINQVANDO DIEI CAMPESTRI SONO BELLI 
Avvicinandosi al Dies Campestris col suono della guerra 
 
Vicenza, 14 aprile 2013 
Ennesimo passo in avanti di quella che sta diventando davvero una super-squadra di altissima competenza! Una dura giornata di lavoro dedicata al fine ultimo e nobilitante della Legione, il combattimento campale. Nessuna simulazione, nessuna mossa prestabilita, ma due squadre che assumendo il controllo di quello che sarebbe un piccolo settore del fronte, incarnando una piccola parte della coorte, se la danno di santa ragione con lo scopo ultimo di vincere! 
Ma non è tutto così scontato. Per vincere non bisogna solo essere capaci di combattere individualmente secondo il preciso e collaudato schema dei Mores, a sua volta proveniente da anni di addestramento e tornei nella disciplina della monomachia. E non è sufficiente nemmeno conoscere solo l'arte della dimachia e della tetramachia, che abitua a mantenere l'allineamento coi propri compagni e a difendersi non contro un solo avversario, ma quattro! 
E' anche e soprattutto indispensabile conoscere tutta una serie di manovre destinate a garantire una costante e controllata alternanza delle forze sul fronte, al fine di risparmiere le forze, permettere agli uomini stanchi di potersi riprendere, a quelli colpiti duramente di recuperare la lucidità, di trasferire dietro quelli feriti che non possono più prendere parte al recursus, la risacca che spinge inesorabilmente davanti i soldati incolonnati nei reparti. 
Ma c'è di più! Rufus (Stefano Raspadori), Anthrax (Mario Gregorio), Leo (Danilo Lazzarini), Agricola (Edoardo dalla Vedova) e altri che si sono cimentati nel ruolo di Centuriones ed Optiones, hanno avuto il privilegio di comandare le proprie caterve e, in base allo schieramento assunto dall'avversario, decidere se mantenere la formazione in regolare acies duplex, o se costringerla a quadrare per far fronte a un improvviso cuneo, o se dilatare le colonne in acies simplex per far penetrare un poco l'avversario e quindi schiacciarlo come in una forfex,  forbice. Il tutto cercando disperatamente di far tornare il prima possibile la propria compagine a quell'acies duplex che è l'unica che consente l'avvicendamento delle forze, e dunque la durabilità dello scontro. 
L'oplomachia diventa così una raffinato seppur brutale gioco a scacchi, che a dispetto della bravura individuale dei milites, consegna ai comandanti la grave responsabilità delle giuste scelte, delle giuste manovre, senza le quali il manipolo rischia di andare in frantumi, sia mentalmente che fisicamente. D'altronde le regole sono semplici: vince chi polverizza la squadra avversaria, combattendo col duro legno senza alcun calcolo di punti, a contatto pieno e senza limiti di tempo: qui gli arbitri non servono !!! 
E se la pressione psicologica di tale responsabilità è finalmente approdata anche agli ufficiali, non bisogna dimenticare quanto tutto ciò a Vicenza sia stato enormemente amplificato dalla novità più sorprendente: i segnali acustici! Era noto da tempo che nel baccano di urla, scudi e metallo di anche solo una trentina di combattenti, udire i comandi dei Centurioni era praticamente impossibile. Così che si è introdotto l'uso delle fistulae (fischietti) e del cornu, che mediante un preciso codice di segnali e alla loro potente capacità propagante (si ricordi il fieschietto dell'arbitro in uno stadio colmi di tifosi), ha finalmente permesso di trapassare con forza il caos e giungere alle orecchie dei militari. Ma anche qui nulla di scontato. 
Ci sono volute ore affinchè la concentrazione dei milites, inizialmente e disperatamente aggrappata ai soli avversari, cominciasse a lasciare un piccolo corridoio ai segnali acustici. Qualuno reagiva subito, altri meno, costringendo i preziosi Optiones a fare su e giù dalle colonne per sciogliere i nodi, obbligare alla disciplina, affinchè il manipolo facesse ciò che era necessario, ciò che era deciso dal Centurio. 
Già, perchè se è logico e lecito che il miles veda solo il suo diretto avversario, il centurio vede invece l'intero reparto innanzi a lui, e così lo schieramento che sta assumendo, costringendolo a calcolare d'astuzia ed esperienza, e ad anticipare ordini acustici destinati a proteggere i propri commilitones, piuttosto che sfruttare un momento debole del nemico per assumere uno schieramento più offensivo. Niente di meno di quanto fa anche il comandante generale della legione, mediante cornicinen e tubicinen, sebbene con comandi allargati all'interezza delle coorti.  
Non esisterebbe la legione romana senza exoplisie (manovre), e queste non esisterebbero senza precisi punti di riferimento come le creste degli ufficiali, i signa, i segnali acustici. Una vera interfaccia il cui scopo risulta la cosa più distante in assoluto dalla ricerca dall'estetica (tanto cara ai reenactors), pur essendo tutto ciò di una bellezza incommensurabile. Scopo che invece e senza dubbio, era destinato a portare sana la pelle a casa, e possibilmente dopo aver vinto! 
E' questo il grande progetto Dies Campestris Legionis di ArsDimicandi, sebbene limitato a quanto i Romani facevano quotidianamente come addestramento, ergo con armi di legno, e impiegando solo componenti minori rispetto all'interezza della legione. Esercitazione che come sappiamo da Flavio Giuseppe, non era distinguibile dalla vera battaglia campale se non fosse stato dalla presenza del sangue e della morte! 
 
 
 
 
 
 

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