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Generi attestati
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n Pugilato semplice: solo uso di pugni
n Pugilato di Polluce: pugni e calci
R Chiamato anche pygmachía dai Greci (da pygmé = pugno e machia = combattimento), il pugilatus caestis gode di una tradizione antichissima; già praticato da Mesopotamici ed Egizi nel II millenio a.C. (leggi il servizio), segnalato nel 13° secolo a.C. fra gli Achei dell’assedio di Troia, questa disciplina è attestata per circa 1000 anni nelle olimpiadi antiche, nonché numerosi altri tornei maggiori e minori in area greco-ellenistica ed etrusco-romana.
R Lo studio della disciplina prevede una serie di gradi tecnici cumulativi; non si può esercitare correttamente un livello se non si ha assimilato quello precedente; a livello agonistico AD organizza un torneo ogni due mesi, applicando sia il regolamento a contatto leggero (akrochiromachia) che quello a contatto pieno. Quest’ultimo prevede la sferomachia (vedi video), ossia un duello con guantoni detti «sfere» dai Greci.
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R Gli atleti più valevoli hanno sovente l’onore d’essere convocati negli anfiteatri romani d’Europa, per combattere con gli imantes oxeis, i guanti più tradizionali del pugilato antico (leggi l'articolo).
Come si dice Pugile:
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n púktes, sphairomachos (greco)
n pugiles, pugilator, cestiarius (latino)
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R Caratteristiche
Il pugilatus è una disciplina integrale, che prevede di colpire coi pugni qualunque parte del corpo (senza limiti). E’ tuttavia possibile inserire l’uso dei calci se i due contendenti sono d’accordo (regola di Polideuce, o Polluce). Il pugilatus si caratterizza per una tecnica evoluta ed efficacissima, basata sostanzialmente su colpi portati con la base molle del pugno (colpo dell’aratro, o pugno martello) che sin dai tempi più antichi era la maniera più semplice per non rompersi le mani.
Nel tempo l’apparato di colpi del pugilato si completò con diretti, ganci e montanti, rimanendo tuttavia vincolato all’impostazione originaria: una speciale guardia (probolé) distinta dalle braccia protese a formare un cuneo penetrante, dalle molteplici, peculiari conseguenze tecniche.
R Divertente, sofisticato e al contempo semplice, può essere praticato anche a mano aperta, come gioco (acrochirisma), applicando tuttavia le esatte formule della versione a contatto pieno. Ricostruito con procedura scientifico-sperimentale da ArsDimicandi fra il 1994 e il ‘99, è proposto oggi sia a livello amatoriale che agonistico.
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è Gallerie fotografiche
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X Docenti autenticati
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Verifica che il nome di chi ti sta proponendo una delle discipline dell'atletica pesante sia contemplato nell'Albo ufficiale istruttori.
Se sì garantiamo che i contenuti tecnici e culturali trasmessi sono certificati da Ars Dimicandi, nonché scientificamente dimostrabili.
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R La luctatio presenta due versioni: la lotta semplice, o eretta, in greco «orthepale» (da orthos = eretto + pale = lotta); la lotta completa, chiamata semplicemente «pale».
La prima è la più famosa, nonché la più difficile. E’ la lotta per eccellenza dei grandi agoni antichi, come Olympia, Corinto, Nemea e Delfi. La seconda era propedeutica alla più complessa disciplina del pankration.
R Orthepale
Vince l’incontro chi atterra l’avversario per tre volte, o lo costringe alla resa (apagoreúen) per dolore o per svenimento. La difficoltà di questa lotta sta nell’abbattimento dell’avversario (katabolé), che deve avvenire senza cadere a propria volta, senza avvantaggiarsi di quelle “tecniche di sacrificio” tipiche delle lotte moderne. Lo scopo di questa curiosa norma, l'obbligo della posizione eretta, deriva dalla necessità di esasperare speciali attacchi che rendono difficilissimo e pericoloso qualunque tentativo di abbattimento.
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R Si tratta di attacchi alla gola e alle parti molli della mascella (trakelizein) effettuati grazie a una schermaglia detta akrochirisma. Questa tecnica può essere disciplina a sé stante, praticata anche in modo leggero, persino a livello agonistico; nell’orthepale tuttavia essa è la fase preliminare alla disciplina del katabolé, cioè degli abbattimenti, che devono essere realizzati riuscendo a disimpegnarsi dagli attacchi preliminari.
Da noi definita anche «gioco felino», l’orthepale si impara perfezionando distintamente le due discipline al suo interno, fino ad abbinarle gradualmente.
R Pale
E’ l’orthepale con l’aggiunta della fase lottatoria al suolo; l’obiettivo è di finalizzare l’avversario, portarlo alla resa o allo svenimento (apagoreúen); tecniche classiche di questo genere lottatorio sono leve articolari, compressioni dolorose, soffocamenti e strangolamenti. La disciplina è fortemente condizionata dagli attacchi trakelizein, tipici dell’orthepale, che vengono estesi anche alla lotta al suolo.
In completamento...
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