Miles in azione 
 
 
 
 
 
Il principio tattico della fanteria pesante Romana 
 
Sono ancora molti oggi ad essere convinti che col termine Gravis Armatura i romani intendessero soldati fortemente corazzati, rivestiti di metallo ed effettivamente più pesanti di ogni altro militare. 
In realtà il termine latino ‘armatura’ (equivalente al greco ‘panoplia’ e al circense ‘gladiatura’ [GL]) esprime una caratteristica tattica: un modo di combattere che nell’aggettivo gravis (pesante) indica la solidità, l’impenetrabilità e l’inscindibilità del fronte di questa specializzazione militare a qualunque confronto con artiglieria, fanteria o cavalleria. 
La fanteria pesante romana infatti non rappresenta un tipo di equipaggiamento, quanto lo scopo di una formazione militare e le peculiari modalità con cui tali obbiettivi sono perseguiti. 
 
Caratteristiche del fronte grave 
Caratteristica principale della Gravis Armatura è la compattezza tra gli uomini: essi devono essere schierati in un fronte disteso e sufficientemente profondo [ I ].  
La distanza a cui deve stare ogni singolo miles dai compagni deriva esclusivamente dalle misure dello scutum, che deve avere caratteristiche particolari: deve essere molto avvolgente al fine di proteggere il fante dall’attacco frontale, ma soprattutto da quello inaspettato diagonale, maturabile nel corpo a corpo. Inoltre deve essere sufficientemente alto per difendere il corpo dal naso fino allo stinco. 
La misura ideale dello scudo da fanteria pesante è quello descritto da Polibio (VI,23), pari a circa 120 cm di altezza e 80 di larghezza, se di tipo quadrangolare. Tuttavia sono altresì impiegabili modelli più alti (fino a 140 cm) a patto però che la forma dello scudo si snellisca in una tipologia concava e ovoidale, che ne mantenga un peso accettabile. Quest'ultimo medello risulta più adatto a una difesa da artiglieria che al corpo a corpo. 
Le misure dello scudo determinano la distanza tra i milites, che risulta un ordinato inquadramento di file e linee parallele a brevissima distanza. Con questa formazione - detta acie quadrata - qualunque tipo di attacco portato al corpo sia in altezza che in diagonale, è neutralizzato passivamente dagli scudi [ II ] senza necessità di una tecnica schermistica particolarmente complicata, che i romani definirono ‘mirmillonica’ poiché richiamava l’omonima specialità gladiatoria.  
 
Testudo & Murus 
Le misure tra milites nell’assetto ‘quadrato’ corrispondono altresì alle misure di una delle tecniche più caratteristiche e importanti di questa formazione: la testudo
Ponendo lo scudo sopra la testa di ogni soldato, si ottiene una efficace tettoia difensiva che veniva definita anche imbricatis tectum, ossia ‘tetto di tegole’. 
Uno scudo più piccolo o di forma diversa da quella concava quadrangolare, non permetterebbe al milites una efficace testudo e tantomeno una protezione frontale. 
La peculiare distanza tra i milites consente altresì un ulteriore compattamento delle fila nel caso in cui il fronte grave venga attaccato da una formazione a cuneo [ III ]- [Video]
Qualunque altra disposizione dei fanti non permetterebbe all’intero fronte o a una pare di esso, una repentina disposizione a Murus per respingere tale attacco. Ugualmente non permetterebbe l’altrettanto istantaneo passaggio dal Murus alla Testudo o viceversa. 
 
Difetti del fronte grave 
L’incorruttibilità del fronte pesante, la sua pressione sull’avversario e infine la grandissima capacità protettiva del suo assetto, come abbiamo già detto, è determinata dalla formazione ristretta e quadrata del fronte. 
Se tale accorgimento risulta prodigo di vantaggi, determinando quella che è la peculiarità di questo reparto di fanteria, esso prevede anche degli svantaggi. 
Il primo: la ristrettezza della formazione grave, ma soprattutto le dimensioni dello scudo e in conseguenza il suo peso, nonché la limitazione dei movimenti conseguenti all’avviluppamento dello strumento attorno al corpo, determinano una limitata capacità offensiva dei milites impiegati nella Gravis Armatura
Rispetto alle più dinamiche e aggressive formazioni Expeditae (fanti alleggeriti con scudi più piccoli) o ai reparti di Levis Armatura (fanteria leggera), la fanteria pesante ottiene un concreto vantaggio schermistico contro avversari dotati di asce, spade o lance, esclusivamente laddove il fronte riesca a sottrarre più spazio possibile per l’uso di queste armi. E’ fondamentale quindi che l’intero fronte continui ad avanzare e mettere sotto pressione l’avversario, cercando tuttavia di non perdere il prezioso allineamento 'quadrato', grazie al quale gli scudi rimangono accostati formando un muro invalicabile. 
Se l’allineamento viene perso e in conseguenza la Gravità della formazione, la possibilià di essere colpiti soprattutto sui fianchi da colpi diagonali, aumenta vertiginosamente [ IV ]
L’esigenza impellente di avanzare per sottrarre spazio non deve dunque mutare l’allineamento, e ciò determina uno dei difetti principali della fanteria grave: la lentezza. La lentezza nell’avanzamento e la cortezza dei gladi, ottimi solo nel corpo a corpo, rendono il fronte pesante un facile bersaglio nonostante le ottime proprietà difensive. Rapidi 'mordi e fuggi' degli avversari possono rivelarsi assai dannosi, oltre che logoranti per gli uomini e per gli scudi. 
Per ovviare a questo problema i romani esasperarono la tecnica di un arma di origine etrusco-sabellica: il pilum [PL]  
Grazie all’attitudine di questo speciale giavellotto di arpionarsi nello scudo avversario divenendo inestraibile, e grazie allo speciale contrappeso che determinava una sorta di zavorra sulle protezioni nemiche, il lancio in ripetizione a breve distanza di quest’arma da parte dei milites comportava risultati straordinari: non solo gli avversari non potevano più usare i propri scudi in modo ottimale, ma soprattutto i pila-zavorra rallentavano sensibilmente la dinamica di cicliche avanzate e ritirate, permettendo al fronte grave di poterli agganciare e costringere al corpo a corpo nel quale il binomio gladio-scutum aveva la meglio. 
 
 
Altri difetti del fronte grave 
Se nello scontro frontale la compattezza e l’allineamento della fanteria pesante romana risulta un vero e proprio rullo compressore, impenetrabile e fortemente offensivo, dall’altro la stessa compattezza ed ordine ne determinano il suo difetto principale: la rigidità e la conseguente debolezza sui fianchi. 
Le sue potenzialità difensive sono strettamente legate al principio degli scuta imbricatis (affiancati come tegole), ed ogni dilatazione della misura tra i milites apre varchi pericolosi. 
Ciò determina che la fanteria pesante non possa dilatarsi, dunque che i suoi fianchi (corni) debbano essere protetti da altri reparti non pesanti e più elastici. 
Questo difetto è facilmente osservabile ponendo il fronte pesante da solo (senza protezione alle ali), contro una qualunque fanteria leggera; il tentativo di quest’ultima di aggirare sul fianco il fronte pesante romano [ V ], e dunque colpire alle spalle inesorabilmente, non lascia altra scelta al fronte che dilatarsi [ VI ]. Ne deriva la perdita della Gravità, dunque della consistenza e di tutte le proprietà correlate a livello offensivo e difensivo [ VII ]
Per tale motivo la Gravis Armatura, nonostante la sua straordinaria efficacia, non è sufficiente a sé stessa. E' al contrario dipendente da altri reparti più 'elastici' e dinamici posti ai suoi fianchi, in grado di ovviare ad eventuali tentativi di avvolgimento da parte dell'avversario. Tra i reparti di ausilio più adatti, la Cavalleria leggera [CL] o la fanteria leggera [FL]
 
In virtù delle peculiarità tattiche sin qui viste risulta evidente che la fanteria pesante non possa essere impiegabile in qualunque contesto bellico, ma solo in determinati ambiti quale il principale, la battaglia campale.  
Ma l’attività militare romana non consisteva esclusivamente in battaglie campali, che anzi avvenivano raramente. Più spesso le campagne militari o i presidi di confini vedevano piccole battaglie con rapide incursioni, conquiste di presidi e presidi di luoghi strategici. 
In questo caso la fanteria pesante non veniva impiegata, a baneficio di truppe leggere (Levis Armaturae) o fanti alleggeriti (Expeditii), che altri non erano che gli stessi milites in precedenza impiegati come Graviorum, a cui veniva cambiato sostanzialmente lo scudo. 
 
Colonna Antonina: dettaglio 
Fanti pesanti affiancati in ranghi serrati. 
Sebbene gli scuta possano sembrare piuttosto corti (a causa della miniaturizzazione dell'opera) essi non potevano scendere al di sotto dei tre piedi romani circa. 
Il dettaglio mostra i milites indossare una corazza a fascioni; tuttavia il tipo di corazza è irrilevante per lo svolgimento di un fronte Grave.
 
 
 
 
 
 
 
Colonna Traiana: dettaglio 
Fante pesanti con Lorica Hamata 
 
 
 
 
 
Colonna Antonina: dettaglio 
Fanti pesanti in Testudo 
Una delle caratteristiche principali della Gravità della fanteria sta nella compattezza geometrica degli scudi affiancati. La Testudo è una delle tecniche più note di questo reparto, e si ottiene formando una barriera di scudi alla maniera delle tegole di un tetto: imbricatis scuta