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Loricae a tre fascioni: Treviri
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Risalente al II secolo d.C. circa, il rilievo di Treviri mostra alcuni legionari al lavoro, nel sollevamento di grandi anfore rivestite di vimini. Non si tratta di un monumento commemorativo bensì di vita nel campo militare.
I legionari lavorano in tunica e caligae, e sopra la prima indossano un corsetto aderente formato da tre fascioni sovrapposti, che avvolgono aderentemente il tronco dai fianchi sino a sotto le ascelle.
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figure 2 e 3
Il corsetto non presenta spallacci o bretelle di sostegno, e ciò suggerisce come questo dovesse avere una funzione 'contenitiva' del tronco, probabilmente mirata a preservare la schiena dai traumi del lavoro pesante, come d'altronde si vede nel rilievo.
Il corsetto non presenta sistemi di allacciatura frontali o posteriori, ma solo una sovrapposizione dei fascioni sotto l'ascella (figura 4).
Si tratta dunque di segmenti unici con una sola apertura. Questo dettaglio impedirebbe al segmento di essere aperto per poterlo indossare se fosse di metallo. Ugualmente l'altezza notevole del fascione, superiore a quella visibile nel rilievo, a causa della parte sovrapposta e nascosta, esclude la possibilità del metallo al fine di una mobilità accettabile del tronco.
Si tratta dunque di un corsetto in materiale semirigido, come il cuoio o strati di lino incollati con caseina o colla di bue.
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Loricae a tre fascioni: Alba Iulia
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Pressocché identica a quella di Treviri, la corazza mostrata nel rilievo di Alba Iulia (Romania) evidenzia tre alti fascioni attorno al tronco del legionario. Per la sua posizione attorno alle anche, il quarto segmento, non può essere identificato come parte della corazza ma quasi certamente di un subarmalis. Come per Treviri, l'altezza dei tre segmenti esclude la possibilità del ferro, a favore di materiali semirigidi come cuoio o lino a strati.
Il corsetto è completato nella parte superiore da una protezione al petto e alle spalle: si evidenziano piccole scaglie (certamente di metallo) sovrapposte ad un elemento liscio che necessariamente non può essere metallico: pelle o cuoio, come qualsiasi altra lorica squamata.
Completa la corazza una piastra pettorale con bottoni, destinata alla chiusura della parte alta della lorica.
Il reperto si rivela di straordinario valore, poichè mostra una manica sul braccio destro. Questo dettaglio è pienamente confermato da altri reperti romani in Romania: le metope di Adamklissi.
Dunque il rilievo risulta altamente attendibile, e svela il mistero del rilievo di Treviri. Si tratta insomma di un corsetto di cuoio (o lino indurito) che è possibile portare attorno al tronco anche senza gli spallacci in scaglie, dunque destinato alla protezione della schiena durante i lavori pesanti tipici di un legionario.
L'autonomia del corsetto dalla parte alta della corazza è evidenziata anche in altri reperti, che andremo in seguito andremo a vedere.
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Colonna Traiana: un concentrato di dettagli!
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figura 6: cerniere di serraggio posteriore della corazza
figure 7-8: cerniere di serraggio (Xanten, Kalkriese)
figura 9: altri modelli di cerniera nella colonna Traiana
Modello a segmenti attigui e chiusura a bottone
Il dettaglio di questa diffusa corazza nella colonna Traiana, mostra i segmenti terminare sulla schiena, con estremità tondeggiante e attigui tra loro. La chiusura è assicurata da bottoni-rivetti, che tuttavia non ancorano i segmenti direttamente tra loro, bensì su una superficie interna che corre lungo la colonna vertebrale.
A differenza della chiusura di figura 6, questa sembra essere permanente, e dunque non apribile. Dettaglio che in presenza di lamine metalliche non ne permetterebbe l'indossabilità, a differenza del cuoio o di altri materiali semirigidi.
figure 15: chiusura a bottone con segmenti attigui
figura 18: dettaglio di un bottone sul cingulum,
ma assenza totale di cerniere o bottoni sul corsetto
figura 18: i corsetti anatomici della colonna Antonina
Sebbene di qualità inferiore alla colonna Traiana, la colonna Antonina evidenzia i medesimi dettagli della prima: cinque o sei fascioni attorno al tronco del legionario e segmenti unici degli spallacci senza cerniere (figura 18).
Le chiusure del corsetto sono visibili nella parte anteriore della corazza, mentre il lato posteriore è in segmenti unici come quelli delle figure 16 e 17 della colonna Traiana.
Anche in questo caso osserviamo l'insenatura lungo la schiena del corsetto, mentre nella parte anteriore della lorica non si evidenzia alcuna sagomatura muscolare.
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Rilievi di MarcoAurelio nell'arco Costantino
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I rilievi di Marco Aurelio nell'arco di Costantino (Roma), risalenti al II secolo d.C., mostrano quattro principali tipologie di loriche a fasce, tutte assai diverse tra loro. I rilievi mostrano ugualmente diversità tra altri tipi di corazze, alcune a squame, altre ad anelli, ed altre ancora non chiaramente identificate.
Sembrerebbe che gli autori dell'opera siano stati incaricati di evidenziare volontariamente le diverse tipologie di armamento esistenti, senza risparmio di particolari.
Uno di questi modelli, definito "tipo C" (figura 19), presenta dei dettagli estremamente interessanti.
I fascioni che cingono il corpo, otto più il cingulum, non presentano sulla schiena la tipica apertura e di conseguenza i serraggi, delle loriche in lamine ferree. I fascioni si presentano sulla schiena con soluzione di continuità.
Di estremo interesse è la superficie dorsale-scapolare che si sovrappone nella parte alta, al corsetto che cinge il tronco.
Questa superficie rettangolariforme, formata a sua volta da sei segmenti sovrapposti e paralleli, si rivela "separata e sovrapposta" al corsetto, per tre motivi.
Il primo: le fasce orizzontali del corsetto non sono allineate a quelle della superficie in questione.
Il secondo: il lato inferiore della piastra scapolare non è sagomato, e segue la leggera incurvatura della schiena; invece il corsetto è sagomato, mostrando l'incavo vertebrale formato dai muscoli sacrospinali. La diversità delle due sagome crea uno spazio tra le due parti della corazza, ben visibile nel reperto.
La terza: alle estremità laterali della piastra scapolare, all'altezza delle spalle, si osseva fuoriuscire da sotto, uno spallaccio a segmenti mezzalunati. Questo dettaglio indica come la superficie in questione, oltre a rappresentare la copertura superiore della schiena, sia anche il punto di ancoraggio degli spallacci. E' necessario non confondere con la corazza, le frange del subarmalis (pteryges), che fuoriescono abbondanti da sotto gli spallacci mezzalunati.
Questi dettagli ci impediscono di ritenere che la lorica in oggetto potesse essere in metallo; la continuità sulle schiena dei fascioni ne impedirebbe l'apertura e l'indossabilità.
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figura 4: il dettaglio della sovrapposizione dei segmenti
figura 5: lorica a tre fascioni da Alba Iulia (Romania)
Per gentile concessione di MC Bishop ©
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La Colonna Traiana (II secolo d.C) risulta uno dei concentrati più sorprendenti di dettagli legati all'armamento. Sebbene l'opera monumentale subisca uno stile detto di 'miniaturizzazione' che sovente modifica le misure dei diversi soggetti (scudi, gladi, etc) essa si rivela una fonte straordinaria di informazioni.
Le corazze a segmenti in essa mostrate sono di moltissimi tipi, e rivelano particolari confermati dall'archeologia (figg. 6-9).
Modello tipo Newstead
Alcune corazze hanno le medesime caratteristiche del reperto in lamine ferree detto Newstead: si tratta di una lorica con regolare chiusura anteriore e posteriore (figg. 10-11), i cui spallacci sono segmenti unici, privi di cerniere (come la Corbridge)
Questi dettagli tendono a farci ritenere che queste corazze siano in ferro, sebbene l'aderenza osservabile indicherebbe un materiale semirigido. L'aderenza non risulta tuttavia un elemento probante.
figure 10-11: chiusure anteriori e posteriori sul corsetto
Modelli a segmenti sovrapposti e chiusura a bottone
Le possibilità che i segmenti siano effettivamente in ferro si riducono notevolmente nei modelli cosiddetti 'sovrapposti'. Si tratta di corsetti che nella parte anteriore o posteriore, vedono una sovrapposizione a 'cappotto' con chiusura mediante bottone. Questo sistema di chiusura presuppone che i segmenti siano in trazione tra loro una volta chiusi dai bottoni, e questo male si adatta ad una corazza in metallo.
figure 12-13: chiusura a bottone con sovrapposizione dei segmenti
figura 14: bottone da Segedunum
Modelli a segmenti continui
I fascioni che avvolgono il tronco del legionario evidenziano una continuità sul lato anteriore o, viceversa, su quello posteriore. Questa soluzione, visibile in moltissimi modelli della colonna Traiana ma anche in molti altri monumenti (Treviri, figure 2,3 e 4 e xxx), attestano definitivamente le proprietà semirigide del materiale che compone i fascioni. Una simile soluzione con segmenti di ferro non potrebbe aprirsi per poter indossare o togliere la corazza.
I soggetti indicano inoltre una insenatura lungo la colonna vertebrale, che a lungo è stata considerata una scelta artistica per esaltare le fattezze e la virilità del legionario. Tuttavia il medesimo principio non è applicato ad esempio sul petto, e soprattutto non è presente su tutte le loricae a segmenti osservabili nella Traiana.
Si tratta di una nervatura che permette di mantenere la parte posteriore del corsetto, aderente alla schiena. Dettaglio funzionale che permette alla lorica, una volta stretta aderente al copro, di non forzare sui fianchi, limitando movimenti e respirazione.
figure 16-17: i segmenti del corsetto sono continui, senza chiusura
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figura 19: corsetto anatomico, spallacci a mezzaluna
e dorso 'segmentato' a tendina
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