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Copertina >  gladiatura - esercito romano > Schola gladiatoria nella legione 
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Schola gladiatoria 
Il laboratorio sperimentale dell'esercito romano 
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Valerio Massimo attribuisce al console Rutilio Rufo nel 105 a.C. l'introduzione della scherma gladiatoria nell'addestramento dei milites romani (II;3,2). 
Questa preziosa e incredibile informazione, se non per sporadici collegamenti proposti in merito ad alcune somiglianze di armamento (vedi 'articoli attinenti' sopra), non è mai stata approfondita adeguatamente. 
Cosa significa introdurre la scuola gladiatoria, derivata da uno spettacolo pur eroico e drammatico... ma spettacolo, nella più potente macchina bellica di quel tempo? Quale effettivo vantaggio poteva costituire per il legionario e soprattutto, in cosa consisteva? Armamenti? Tecnica? Preparazione atletica? 
E ancora: davvero la scherma gladiatoria entrò nell'esercito solo dal 105 a.C. oppure questa data fu solo la formalizzazione del Senato per una consuetudine più antica? E infine, fu una scelta che riguardò solo l'ultimo secolo della repubblica, o la gladiatura nella legione continuò anche in epoca imperiale? 
 
 
Fig.1 
I sec. a.C. -  probabili Samnites 
Rilievo dall'Aquila (Abruzzo). Museo Nazionale 
 
Sanniti militari e gladiatorii 
L'analisi delle connessioni tecniche tra le due realtà non può che cominciare dall’unico reale punto di collegamento storico che esse condivisero: i sanniti. 
Durante le guerre sannitiche, la potente compagine oplitica di Claudio nel 321 a.C. subì una disastrosa sconfitta (forche Caudine). La coesione della falange romana, dicono gli autori antichi, venne neutralizzata dei veloci drappelli sannitici. Così che sull'esempio di questi, i romani abbandonarono gradualmente gli scudi tondi oplitici per passare a quelli oblunghi di cuoio e legno, e soprattutto, sciolsero la falange in unità tattiche minori: i manipoli e le centurie.  
Nasce il prototipo di quell’esercito repubblicano che conquisterà buona parte dei possedimenti romani del futuro impero. Contemporaneamente, i prigionieri di guerra sannitici vennero mandati a combattere nella gladiatura. Assieme al Gallus, il Samnes rappresenta infatti uno degli armamenti primigenii di questo fenomeno. 
Il Samnes gladiatorio diventa così diffuso (e richiesto) che l’iscrizione CIL IX, 466 documenta un tizio di nazionalità trace, Teliphus, che combatte come Sannita. Dunque non solo più etnie sannite combattono come Samnes, ma anche altre nazionalità. Il Samnes gladiatorio è diventato una vera e propria specialità schermistica. 
Tuttavia mentre nell’esercito repubblicano si va consolidando l’uso dell’alto scudo ovoidale e concavo di origine  sannitica, la gladiatura, in quanto esasperazione del duello uno contro uno, inizia rapidamente a modificare le tecniche e gli armamenti degli stessi samnites. 
Nonostante i sanniti combattano tra di loro, il loro armamento evolve. Pur conservando i thorax (corazza) di tipo greco, i parastinchi e le lance (hastae), i loro scudi si trasformano assumendo una forma rettangolare (fig. 1), più agili a deviare nel corpo a corpo i colpi di Hasta, nonché a schiacciarle al suolo. Indicativo è il passo di Cicerone (de orat. II,325) “atque eius modi illa prolusio debet esse, non ut Samnitium, qui vibrant hastas ante pugnam, quibus in pugnando nihil utuntur, se ut ipsis setentiis, quibus proluserint, vel pugnare possint” con cui sono descritte fasi di riscaldamento al duello tra Sanniti, che sfasciano le proprie lance. 
 
Il Samnes si specializza contro ogni tipo di arma 
Ma presto al Samnes sono opposti nuovi armamenti. Non possiamo sapere se questo avvenne per rendere più difficile la vita di questa categoria gladiatoria, oppure se dietro ci fosse la volontà di qualcuno, magari ricchi proprietari di centri gladiatori (come lo furono anche Cesare o Crasso), con finalità militari.  
Ed è così che mentre il duello tra sannita e sannita evolve verso il nuovo combattimento tra Provocator contro Provocator, il Samnes opposto al Trace diventa il Murmillo; quello opposto al Retiarius diventa il Secutor.  
Mentre i Provocatores si specializzano in una lotta basata sulla collisione violenta dello scudo, usato come una ghigliottina o un'asca-mannaia, il murmillo si specializzata contro armi falcate, peculiari nell'aggirare lo scudo: la sica supina (fig. 3). Il secutor al contrario evolverà verso un tipo di avversario dotato di armi d'asta, come il tridente o la lancia. 
Nel frattempo il termine Samnes scompare per sempre dalle fonti, ma non il suo armamento, che si è specializzato contro diversi tipi di avversari. Provocator, Secutor e Murmillo non sono altro infatti che il Samnes primigenio, evoluto negli armamenti e nella tecnica specialistica. 
Tutte queste evoluzioni conservano di base il grande e concavo scudo sannitico di cuoio e legno, talvolta ovoidale, talvolta rettangolare. Anche la tecnica con cui è usato il medesimo scudo rettangolare cambia in base all’avversario: il Murmillo combatte come dall’alto di un muro, con lo scudo aderente al corpo per ripararsi dalla rotonda sica del Thraex; il Secutor invece lo protende avanti come un tetto spiovente, alla caccia del lungo tridente del reziario. 
Insomma, l'armamento del sannita è modificato al fine di poter rispondere a qualunque tipo di avversario appiedato. 
 
Stasi o evoluzione della legione? 
Ma mentre nella gladiatura questo fenomeno evolutivo si consolida rapidamente e si attesta largamente nell’iconografia, l’esercito repubblicano del II e I secolo a.C. continua ad usare i primigenii grandi scuta ovoidali di matrice sannitica. Bisognerà attendere due secoli per vedere lo stesso strumento nella legione (fig. 8). Il che ci pare incredibile, dato che alla fine del II secolo a.C. il Senato impone la scuola gladiatoria nella Legione, nonché per il fatto che condottieri e soldati non potevano ignorare i vantaggi delle evoluzioni gladiatorie nel corpo a corpo. 
Per quale motivo un simile ritardo? Perché non osserviamo una evoluzione parallela negli armamenti militari del I secolo a.C.?
 
Fig.2 
II-I secolo a.C.  
scudo rettangolare del Secutor 
graffiti a Vaison-la-Romaine 
scavi presso la cattedrale  
 
Fig.4 
I secolo a.C.  
Murmillo con visiera aperta 
Rilievo da Benevento (Mus. Sannio)  
 
 
Fig.6 
I secolo a.C.  
Murmillo vittorioso su Thraex 
Genova (Mus. Archeologico) 
 
Fig.8 
I secolo d.C.  
Il legionario C.V.Criuspus, con uno dei primi scudi rettangolari militari 
Wiesbaden (Stadtisches Museum) 
In effetti questa assenza evolutiva è solo apparente, e l'influenza gladiatoria nell’esercito, era già in atto da prima delle decisioni del 105 a.C., pur seguendo un percorso più da lontano e condizionato dalle peculiarità del combattimento in battaglia campale rispetto al duello singolo. 
L’analisi della legione repubblicana suddivisa prioritariamente in hastati, principi e triari, intesi come tipo di armamento e ruolo bellico militare, offre spunti interessanti. 
L’hastato, al pari del Samnes primigenio, è inizialmente dotato di lancia. Rappresenta il Murus contro cui si infrange l’avversario. Poi abbandona l’hasta (passata ai triari, o lanciarii), come il Samnes gladiatorio, per continuare a fare quel muro, che gli autori classici definiscono “mirmillonico”. Al pari del murmillo infatti, l’hastato, dotato di un grande scudo ovoidale, resiste prevalentemente agli attacchi di spinta, ma come il secutor, anche all’attacco di armi lunghe. Attacca solo di rimessa, con l’obiettivo di sfiancare l’avversario.  
A completare l’opera sono i principii, destinati ad un corpo a corpo ad gladius più violento, al pari dei provocatores
Insomma sembrerebbe che la tripartizione di ruoli nell'esercito repubblicano, rappresenti la medesima soluzione della tripartizione gladiatoria dell'antico Samnes, con l'obiettivo di 'disporre' nella medesima legione, di tecniche ed armamenti adeguati alla pugna contro ogni possibile avversario. 
Nonostante le riforme di Mario, hastati, principi e triari continuano ad essere testimoniati dalle fonti sia in Cesare nel I a.C., che per tutto il I, il II e il III secolo d.C. 
Ugualmente le fonti testimoniano tre tipologie fondamentali di armamento nella legione imperiale: uno, caratterizzato da scuta rettangolari come quelli di secutores e mirmilloni: l’Hastato.  
Un altro, con scudo ovoidale e corazze elastiche (hamate, squamate) adatte a un grande movimento schermistico, al pari dei provocatores: il Princeps.  
Infine i Triari, (o lanceari) che, al pari del Samnes primigenio, contengono in sé tutte e tre le tecniche gladiatorie, e difatti sono tutti veterani (Jolly, fac totum). 
L’importanza della gladiatura nell’esercito è peraltro dimostrata dalla grande quantità di anfiteatri costruiti nel mondo antico dagli stessi legionari, dalle tracce gladiatorie trovate presso i resti dei castra (vedi la sica supina di fig.3), o addirittura dal fatto che illustri uomini militari come Cesare, Pompeo e Crasso (e altri ancora), fossero propietari di centri di addestramento gladiatorio. Vegezio d’altronde testimonia l’importanza dell’addestramento gladiatorio ad palus nei legionari.  
Il che suggerisce una fase di formazione gladiatoria permanente nella Legione, e una strettissima connessione tra i due mondi.  
 
Fig.3 
I sec. d.C - Sica supina da Thraex (rudis in legno  da allenamento) 
Scoperta presso il campo di una legione augustea a Oberaden (D) 
Secondo il celebre studioso Robinson, si tratta di un cosci adeguato piegamento dell'arto con la manica metallica è possibile solo se la parte inferiore della stessa (quella dell'incavo del gomito, fig. 6), rimane 'aperta', permettendo ai segmenti di occupare lo spazio libero senza sovrapporsi tra loro e quindi senza andare in blocco. 
Conclusioni 
Considerando le diverse esigenze di una legione rispetto a quelle dei gladiatori, sia nell'ambito della battaglia in formazione, sia per le mansioni di fortificazione, assedio, marcia e quant'altro, la soluzione tripartita in hastati, principi e triari sia di epoca repubblicana che imperiale (e relativa comparazione di armamenti), sembra avallare la necessità della legione di ottimizzare al massimo le qualità schermistiche dei militi, con quelle logistico-belliche più generali congenite a un esercito. 
L'indagine qui aperta, offre futuri e notevoli spunti sull'analisi di armamenti e tattiche della legione, alla luce di nuove prospettive tecniche. 
 
 
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