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Fig.1
I sec. a.C. - probabili Samnites
Rilievo dall'Aquila (Abruzzo). Museo Nazionale
Sanniti militari e gladiatorii
L'analisi delle connessioni tecniche tra le due realtà non può che cominciare dall’unico reale punto di collegamento storico che esse condivisero: i sanniti.
Durante le guerre sannitiche, la potente compagine oplitica di Claudio nel 321 a.C. subì una disastrosa sconfitta (forche Caudine). La coesione della falange romana, dicono gli autori antichi, venne neutralizzata dei veloci drappelli sannitici. Così che sull'esempio di questi, i romani abbandonarono gradualmente gli scudi tondi oplitici per passare a quelli oblunghi di cuoio e legno, e soprattutto, sciolsero la falange in unità tattiche minori: i manipoli e le centurie.
Nasce il prototipo di quell’esercito repubblicano che conquisterà buona parte dei possedimenti romani del futuro impero. Contemporaneamente, i prigionieri di guerra sannitici vennero mandati a combattere nella gladiatura. Assieme al Gallus, il Samnes rappresenta infatti uno degli armamenti primigenii di questo fenomeno.
Il Samnes gladiatorio diventa così diffuso (e richiesto) che l’iscrizione CIL IX, 466 documenta un tizio di nazionalità trace, Teliphus, che combatte come Sannita. Dunque non solo più etnie sannite combattono come Samnes, ma anche altre nazionalità. Il Samnes gladiatorio è diventato una vera e propria specialità schermistica.
Tuttavia mentre nell’esercito repubblicano si va consolidando l’uso dell’alto scudo ovoidale e concavo di origine sannitica, la gladiatura, in quanto esasperazione del duello uno contro uno, inizia rapidamente a modificare le tecniche e gli armamenti degli stessi samnites.
Nonostante i sanniti combattano tra di loro, il loro armamento evolve. Pur conservando i thorax (corazza) di tipo greco, i parastinchi e le lance (hastae), i loro scudi si trasformano assumendo una forma rettangolare (fig. 1), più agili a deviare nel corpo a corpo i colpi di Hasta, nonché a schiacciarle al suolo. Indicativo è il passo di Cicerone (de orat. II,325) “atque eius modi illa prolusio debet esse, non ut Samnitium, qui vibrant hastas ante pugnam, quibus in pugnando nihil utuntur, se ut ipsis setentiis, quibus proluserint, vel pugnare possint” con cui sono descritte fasi di riscaldamento al duello tra Sanniti, che sfasciano le proprie lance.
Il Samnes si specializza contro ogni tipo di arma
Ma presto al Samnes sono opposti nuovi armamenti. Non possiamo sapere se questo avvenne per rendere più difficile la vita di questa categoria gladiatoria, oppure se dietro ci fosse la volontà di qualcuno, magari ricchi proprietari di centri gladiatori (come lo furono anche Cesare o Crasso), con finalità militari.
Ed è così che mentre il duello tra sannita e sannita evolve verso il nuovo combattimento tra Provocator contro Provocator, il Samnes opposto al Trace diventa il Murmillo; quello opposto al Retiarius diventa il Secutor.
Mentre i Provocatores si specializzano in una lotta basata sulla collisione violenta dello scudo, usato come una ghigliottina o un'asca-mannaia, il murmillo si specializzata contro armi falcate, peculiari nell'aggirare lo scudo: la sica supina (fig. 3). Il secutor al contrario evolverà verso un tipo di avversario dotato di armi d'asta, come il tridente o la lancia.
Nel frattempo il termine Samnes scompare per sempre dalle fonti, ma non il suo armamento, che si è specializzato contro diversi tipi di avversari. Provocator, Secutor e Murmillo non sono altro infatti che il Samnes primigenio, evoluto negli armamenti e nella tecnica specialistica.
Tutte queste evoluzioni conservano di base il grande e concavo scudo sannitico di cuoio e legno, talvolta ovoidale, talvolta rettangolare. Anche la tecnica con cui è usato il medesimo scudo rettangolare cambia in base all’avversario: il Murmillo combatte come dall’alto di un muro, con lo scudo aderente al corpo per ripararsi dalla rotonda sica del Thraex; il Secutor invece lo protende avanti come un tetto spiovente, alla caccia del lungo tridente del reziario.
Insomma, l'armamento del sannita è modificato al fine di poter rispondere a qualunque tipo di avversario appiedato.
Stasi o evoluzione della legione?
Ma mentre nella gladiatura questo fenomeno evolutivo si consolida rapidamente e si attesta largamente nell’iconografia, l’esercito repubblicano del II e I secolo a.C. continua ad usare i primigenii grandi scuta ovoidali di matrice sannitica. Bisognerà attendere due secoli per vedere lo stesso strumento nella legione (fig. 8). Il che ci pare incredibile, dato che alla fine del II secolo a.C. il Senato impone la scuola gladiatoria nella Legione, nonché per il fatto che condottieri e soldati non potevano ignorare i vantaggi delle evoluzioni gladiatorie nel corpo a corpo.
Per quale motivo un simile ritardo? Perché non osserviamo una evoluzione parallela negli armamenti militari del I secolo a.C.?
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Fig.2
II-I secolo a.C.
scudo rettangolare del Secutor
graffiti a Vaison-la-Romaine
scavi presso la cattedrale
Fig.4
I secolo a.C.
Murmillo con visiera aperta
Rilievo da Benevento (Mus. Sannio)
Fig.6
I secolo a.C.
Murmillo vittorioso su Thraex
Genova (Mus. Archeologico)
Fig.8
I secolo d.C.
Il legionario C.V.Criuspus, con uno dei primi scudi rettangolari militari
Wiesbaden (Stadtisches Museum)
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