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Venigallia 2006
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La battaglia
I giochi sono fatti: Brenno il capotribù gallico accetta di difendere l’ospite germanico, invasore per i Romani. Non v’è altra soluzione che andare a prenderselo.
I Romani scontano una inferiorità numerica notevole: il rapporto è di circa la metà confronto ai Cimbri e ai Galli.
Il fronte viene disteso in modo lineare: il centro è formato da una linea di Grave Armatura, coperto da una seconda linea di Lancerai.
Alla sinistra l’Ala Durex, formata da Gravi Armature e principii con scuta ovoidali. Alla destra l’Ala Volubilis, formata da una linea di principii e da un contingente di Akontistai (Velites) di copertura.
Dopo un breve lancio di freccie difeso dalla Testudo romana, i galli iniziano ad avanzare, ed immediatamente il Tribuno comanda che le due Ali si sgancino e tentino di accerchiare i fianchi gallici. La manovra avviene e costringe gli avversari a ruotare all’esterno, formando a loro volta due ali. Le ali galliche e romane impattano.
La manovra rompe il fronte gallico in tre, e poiché l’intercettazione delle Ali romane avviene molto avanti rispetto al proprio fronte, ne deriva che il centro dello schieramento celtico si stacca notevolmente dalle proprie ali, rimanendo isolato.
Il fronte romano non va incontro a questi, ma li attende al punto di partenza. I celti si compongono in falange su tre ordini, con scuta e lance, e, presa una piccola rincorsa si proiettano sulla debole linea difensiva romana.
All’ultimissimo i romani si inginocchiano e formano un Vallum di scudi, sopra i quali spuntano fittamente le aste dei Lanceari. La falange non trova nulla da spingere, e si infrange più con le gambe che con gli scudi, perdendo capacità di spinta.
Nel frattempo un cuneo di Gravi Armature si stacca dall’Ala sinistra romana (Durex) e converge rapido sulla falange gallica, intanto che è ancora compatta e isolata dalle proprie ali. Il cuneo penetra sul fianco e abbatte inaspettatamente molti celti, che rimangono al suolo.
L’azione rompe definitivamente la compattezza dei galli, che iniziano a schermagliare in maniera sciolta. Questo evento permette al Tribuno di sganciarsi coi Lanceari, e aggirare tutto il lato sinistro della battaglia portandosi sul fianco dell’ala cimbrica, già impegnata contro l’ala Durex romana.
L’operazione permette di sottrarre uomini all’ala germanica, che è costretta a stiracchiarsi per non essere presa al fianco, e contemporaneamente per alleggerire la pressione sull’ala Durex, che in seguito al distacco del Cuneo dalle proprie fila, era scesa in netta inferiorità numerica.
Nel frattempo l’ala destra romana (Volubilis), tiene in stallo l’altra ala gallica, attraverso una scherma di distanza e un fitto lancio di pila.
Al contrario il centro romano, arricchitosi delle Gravi Armature del cuneo, abbandona la posizione inginocchiata di Vallo. Alzatisi e inquadratisi, iniziano a premere sui galli superstiti e a riguadagnare il centro dell’area.
Avanzate notevolmente e giunte all’altezza dei loro veri nemici, i Cimbri, le forze romane giudicano inutile effettuare un nuovo cuneo verso di essi, e si limitano ad agganciarsi alle proprie ali, riformando un fronte lineare.
Qui, dopo alcuni minuti di schermaglie poco impegnative, avanzano col fronte centrale e si fanno strada verso il capo dei Cimbri, che viene ucciso in duello.
Tutto lo schieramento Romano e Gallico-germanico ferma la pugna, arretrando ognuno indietro.
La battaglia è finita. I Romani non hanno più motivo di combattere: non hanno più nemico alcuno in quel luogo. Dopo il saluto estremo ai caduti e la raccolta dei propri uomini rimasti al suolo, la Cohors I Italica se ne va perfettamente incolonnata.
I Celti tornano al loro villaggio.s cadauno.
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