La sperimentazione degli Antichi
-IL SEGRETO DEGLI ANTICHI IERI E DI ARS DIMICANDI OGGI 
Miles campester, questo sconosciuto... ll cardine dell'efficacia dell'Esercito Romano fu l'esercitazione. I Romani simulavano meticolosamente e preventivamente ogni cosa, e lo facevano in modo competitivo: dalla battaglia all'assedio, dalla fortificazione alle incursioni. Le exercitationes, il Campus, la Disciplina e le Prolusiones sono solo alcuni dei termini con i quali le fonti ci restituiscono oggi la realtà quotidiana che accompagnava la vita del soldato: una realtà così importate senza la quale l’esercito Romano non sarebbe mai esistito .Come sarà possibile constatare, l’universo Campester era l'abitudine dei milites a ciò che oggi definiremmo 'Sport'. 
Come afferma il Le Boec, questa realtà oggi è pressoché ignorata dagli studiosi e  nessuno ha affrontato il problema ‘exercitatio’ direttamente". ArsDimicandi ha intuito dal 1994 che senza l’ambiente agonistico campestre non sarebbe possibile ottenere quel laboratorio di azioni e gesti atletici, tecniche e tattiche, che a quei tempi partorirono direttamente armi e armamenti romani, e che oggi dunque, rappresenta il principio fondamentale di una archeologia sperimentale autentica. 
 
 
 
 
Cesare addestra le gravis armaturae per opporsi a 'leggeri' di Scipione 
71.(1) Contro questo genere di nemici Cesare addestrava le sue truppe non come un condottiero di un esercito di veterani e un trionfatore in grandissime battaglie, ma come il lanista faceva con le reclute dei gladiatori: insegnava di quanti piedi ritirarsi dal nemico e in che modo ruotare contro gli avversari e in quanto piccolo spazio fare resistenza, ora avanzando, ora ritirandosi, e simulando attacchi, e perfino da quale posizione e in che modo lanciare i proiettili. (2) In modo strabiliante, infatti, le truppe leggere tenevano sotto continua tensione il nostro esercito, sia perchè impedivano alla cavalleria di impegnare battaglia per le perdite dei cavalli che uccidevano coi giavellotti, sia perchè logoravano i legionari con la velocità: non appena infatti un soldato di grave armatura da loro inseguito si fosse fermato e li avesse attaccati, essi esludevano senza difficoltà il pericolo con una veloce corsa. (Pseudo Caesare, Bello Africano 71.1-2) 
 
Scipione: una similazione di combattimento ogni due giorni 
Scipione trascorse quei pochi giorni che aveva stabilito di fermarsi a Cartagena nel far compiere delle esercitazioni alle sue milizie di terra e di mare. Nel primo giorno le legioni, armate ed equipaggiate, fecero delle manovre in uno spazio di quattro miglia; nel secondo giorno Scipione comandò ai soldati di curarsi delle armi e di pulirle davanti alle tende; nel terzo giorno i soldati si affrontarono tra loro con bastoni come in una battaglia regolare, scagliandosi contro aste con la punta smussata; nel quarto giorno riposarono, nel quinto si ripresero le manovre con le armi. L'esercito conservò questo avvicendamento di fatiche e riposo finchè si trattenne a Cartagena (...). Queste esercitazioni (...) eccitavano alla guerra sia il corpo che l'animo dei soldati; (...) Il generale sorvegliava tutto con pari attenzione... (Livio, AVC 26-5) 
 
Flavio Giuseppe: l'exercitatio rende quasi indistinguibile la vera battaglia dall'addestramento 
Infatti non è la guerra quella che li inizia (i Romani) alle armi, né soltanto nell'ora del bisogno essi muovono le mani tenute prima inoperose durante la pace, ma invece, come se fossero nati con le armi in pugno, essi non interrompono mai l'addestramento, né stanno ad aspettare le occasioni. 
Le loro manovre si svolgono con un impegno per nulla inferiore a quello di un vero e proprio combattimento, che anzi ogni giorno tutti i soldati si esercitano con tutto l'ardore come se fossero in guerra. Perciò essi affrontano le battaglie con la massima calma; nessuno scompiglio li fa uscire dall'abituale formazione, nessuna paura li vince, nessuna fatica li abbatte, e ne consegue sempre una sicura vittoria contro gli avversari, che non sono alla loro altezza. Non si sbaglierebbe chi chiamasse le loro manovre battaglie incruente e le loro battaglie esercitazioni cruente. (Flavio Giuseppe, III 72-5) 
 
Vegezio: gli autori antichi non scrivono ciò che per gli antichi era ovvio 
Le reclute, una volta immatricolate, devono poi essere addestrate con quotidiani esercizi alle armi il cui uso ai nostri giorni (IV sec. d.C, ndS) è stato trascurato con il pretesto del lungo periodo di pace. Com'è possibile che qualcuno possa insegnare se prima non avrà egli stesso imparato? Bisogna certamente ripristinare l'antica consuetudine apprendendola dagli storici e dai libri, tenendo conto del fatto che essi ci hanno tramandato soltanto gli eventi e le imprese delle guerre, mentre tralasciano argomenti intorno ai quali oggi si svolge la nostra ricerca, come se fossero già noti. (Vegezio, L'arte della Guerra - I,8. Fonti vegeziane: Catone il Vecchio, Augusto, Traiano, Adriano, Tarrunteno Paterno e Cornelio Celso) 
 
Yann LeBoec: incomprensibili i Romani senza comprendere l'exercitatio 
Che cosa si chiede a un soldato? Prima di tutto che obbedisca ai suoi capi; poi che sia disposto se necessario, a morire in combattimento. Questo perlomeno è quello che pensano molti dei nostri contemporanei e la maggior parte degli storici; ai loro occhi, l'esercitazione non serve ad altro che a riempire una rubrica della vita quotidiana del militare, da includere in un unica (breve, ndS) lista con il lupanare e le terme (...) 
Ma è questo un atteggiamento che va corretto. Ai nostri giorni alcuni studiosi specialisti di esercito si sono resi conto di come la pratica dell'exercitatio avesse un'importanza ben più grande di quanto non si sia fin qui creduto, e ci sono anche ricercatori che hanno percepito abbastanza chiaramente quale parte eccezionale l'addestramento abbia avuto nell'efficacia delle truppe di Roma. Nessuno, però, ha affrontato il problema direttamente (...). Abbiamo dunque a questo riguardo un'importante lacuna da colmare. 
L'esercizio, in realtà, non può essere trascurato: esso spiega infatti in gran parte i successi dell'esercito romano. Agli occhi degli antichi, l'arte della guerra era una vera e propria scienza, una "disciplina" che si insegna e si apprende come la matematica o la letteratura. Per disegnare l'attività di apprendimento, la lingua latina dispone di due parole, exercitium ed exercitatio. Nel Thesaurus Linguae Latinae, il grande lessico in cui sono elencati tutti i riferimenti agli autori conosciuti, ognuno di questi due termini occupa quattro interminabili colonne: il che segnala l'importanza dell'argomento e rende tanto più sorprendente la mancanza di curiosità da parte dei moderni... 
Da "L'armée romaine sous le Haut-Empire - Paris 1989, Cap. IV"